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Bankitalia, Ignazio Visco governatore

ROMA – «Noi avevamo puntato su un altro». E’ questo il commento di Umberto Bossi alla nomina di Ignazio Visco a nuovo Governatore di Bankitalia avvenuta ieri sera in tarda serata. E alla domanda se sia stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ad imporre una soluzione interna ha risposto: «Napolitano è stato presente».

Sulle eventuali ripercussioni nel governo, il ministro leghista spiega: «non lo so, speriamo sia bravo come dicono. Vediamo». A salutare con soddisfazione la scelta a sorpresa è stato invece un altro ministro leghista, Roberto Caldeoroli, che si è unito al capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto per il quale «tutto è bene quel che finisce bene», ha detto condensando il travagliato lavoro del governo per arrivare all’indicazione di un nome per la successione alla Banca d’Italia.
E dunque alla fine Berlusconi ha scelto il vicedirettore generale della Banca d’Italia, quale successore di Mario Draghi alla guida dell’istituto. Il nome di Visco è quello dell’outsider dell’ultima ora, dopo le guerre accesesi intorno al direttore generale Fabrizio Saccomanni, Lorenzo Bini Smaghi e Vittorio Grilli. Il nome di Visco è stato proposto dal governo al Consiglio Superiore per la nomina a Governatore della Banca d’Italia e Visco è stato ricevuto da Berlusconi a Palazzo Chigi per un incontro durato una decina di minuti.

I commenti a caldo sono stati tutti positivi, fatta eccezione per Bossi. «Una scelta valida» secondo autorevoli fonti del Consiglio Superiore di Bankitalia. «Il nome di Ignazio Visco risponde pienamente ai requisiti di autorevolezza e autonomia che avevamo avanzato nelle settimane scorse- ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – Resta comunque disagio per una incapacità di Berlusconi a decidere che ha messo in discredito l’Italia e in imbarazzo tante autorevoli personalità». Per Casini: «La nomina di Ignazio Visco merita un bel 10, il governo 4 per la gestione – ha detto il leader dell’Udc – Visco è una persona di grande qualità e affidabilità e valorizza la professionalità dell’istituto. Dovremmo ringraziare tutti Fabrizio Saccomanni e se fossimo un paese serio affidare a lui una autorità di garanzia perché in questa inconsulta battaglia ha dimostrato rigore morale e la serietà di cui abbiamo bisogno».Antonio Di Pietro si augura che il nuovo governatore possa ridare credibilità alla Banca d’Italia riuscendo «a far dimenticare il mercanteggiare del presidente del Consiglio su questa nomina» e sulla sua pagina facebook Italo Bocchino commentato «Tremonti esce pesantemente sconfitto e sarà di fatto commissariato da Draghi, mentre Bossi ne esce con le ossa rotte visto che Visco è napoletano e lui voleva un milanese».
Ma chi è Ignazio Visco? 61 anni, napoletano, laureato all’università La Sapienza in Economia e commercio è stato allievo di Federico Caffè, capo servizio studi della Banca e poi capo economista all’Ocse e dal 2007 è stato vice direttore della Banca d’Italia. Sostenitore incallito della crescita dell’economia, più volte sollecitata l’ha sollecitata al Governo con la richiesta di «decisioni rapide e coraggiose» senza che però si incida pesantemente sul fisco. Il suo profilo di economista rigoroso è apprezzato in Italia in modo bipartisan, sia dal centrosinistra che dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti dal quale ha di recente ricevuto l’incarico di mettere a punto idee e progetti per lo sviluppo. All’estero gode di buona reputazione grazie all’esperienza all’Ocse e alle sue attività presso la Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali con sede a Basilea alle cui riunioni partecipa regolarmente.

La nomina di Visco mette tutti d’accordo e sembra garantire la terzietà che la Banca d’Italia deve garantire di fronte al mondo interno quale Istituzione lontana dalla politica partitica e dalle pressioni di Governo.
Con Draghi alla Bce e questa nomina di Visco ora ci si aspetta un rilancio vero dell’economia nel Paese, ma qualcuno già sostiene che l’unica formula è uscire dall’euro. Staremo a vedere sperando di non pagare troppo nell’ulteriore attesa di una decisione che non giova al Paese.
Giulia Fresca

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