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Convegno dei ginecologi per stabilire l’inizio della vita umana

ROMA – Venerdì 21 e sabato 22 Ottobre 2001, si terrà a Roma,  “1° Convegno dei ginecologi non obiettori”. L’evento avrà luogo a Roma nella sede  del Palazzo Valentini in Via IV Novembre, 119/A.

Il comunicato alla stampa informa che questo 1° Convegno dell’LAIGA, Libera Associazione Italiana Ginecologi, è stato voluto “per creare una rete di conoscenze e per elaborare strategie di interventi per l’attuazione della legge 194”.
Da quando è stata approvata, nel maggio del 1978 la legge sull’interruzione della gravidanza, ha permesso di azzerare la mortalità legata alle pratiche clandestine, ed il numero degli aborti si è praticamente dimezzato. In Italia, prima del 1978, l’interruzione volontaria della gravidanza era considerata un reato penale, le donne colpevoli di quel ‘delitto’, potevano essere condannate ad una pena detentiva di quattro anni.
Nonostante la legge 194 ora tuteli le donne in questa loro scelta, gli attacchi, soprattutto in questi ultimi anni di perdita identitaria della sinistra, si fanno sempre più frequenti arrivando persino ad apologie di reato.
Una delle armi più efficaci per impedirne l’applicazione è l’obiezione di coscienza. Scrivono i promotori dell’evento: “Uno strumento che in molte parti del nostro paese è diventato il primo passo per fare carriera negli ospedali, (quasi tutti in mano alla Chiesa o ai suoi sodali N.d.R.) anche se si è anestesisti, ostetriche, infermieri, ausiliari”.
Di fatto la legge è assediata e questo, soprattutto in questo periodo dove l’attenzione mediatica è tutta spostata sulla crisi economica, fa in modo che persino nei consultori e nelle farmacie vi siano obiettori che non solo cercano con modalità psichicamente violente, di convincere le donne a non abortire, ma anche di impedire l’oro il libero accesso alla pillola del giorno dopo.
I consultori, creati per informare le donne sulla gestione della propria libera sessualità, su gravidanze volute e desiderate, sull’uso degli anticoncezionali, stanno diventando luoghi dove chi ha rinunciato alla propria sessualità, o ipocriticamente dice di averci rinunciato, fa di tutto per disinformare e per negare l’efficacia dell’anticoncezionale anche nella realizzazione dell’identità femminile.

Il comunicato continua: “I ginecologi non obiettori non lasciano sole le donne che decidono di interrompere una gravidanza indesiderata o segnata da malformazioni o malattie del feto.
Questa assunzione di responsabilità e del proprio dovere di cura è diventata, nel caso specifico dell’aborto, una penalizzazione, in termini di carriera e di carichi di lavoro; il ginecologo non obiettore viene confinato a questa piccola chirurgia, viene considerato un ginecologo di serie B, e non un ginecologo “a tutto tondo”.
Difficilmente le donne protestano, perché confinate in quella zona grigia segnata dai sensi di colpa indotti da una società e da una medicina che si ergono a giudici anziché farsi carico del loro diritto alla salute fisica e psichica.”

Naturalmente il discorso sull’interruzione della gravidanza deve tenere conto anche dei dati scientifici che stabiliscono ormai senza alcun dubbio quale sia il confini tra ‘possibilità di vita’ e non possibilità di vita; tra vita materiale intrauterina e ‘vita umana”.
Sabato 21 alle ore 16,50 Carlo Flamigni terrà la “Lezione magistrale: pillola del giorno dopo e obiezione di coscienza per i farmacisti”.
Invece sul tema della ‘possibilità di vita’ nel feto, la mattina del 22 ottobre interverrà la neonatologa Maria Gabriella Gatti: “22ª 24ª settimana? Le basi scientifiche di un limite”.

Questo convegno giunge dopo che anche i politici cosiddetti di sinistra si sono avvicinati ad una, non tanto nuova, liaisons dangereuses, con la Chiesa cattolica. È solo di pochi mesi fa l’affermazione di Bersani che, come il peggior Torquemada, chiede esplicitamente una subalternità della scienza ai dettami ‘dogmoscientifici’ cattolici: “Ratzinger (…) invoca una ragione che non si autoriduca a ciò che è sperimentabile e un diritto naturale che non accetti il perimetro definito da scienziati e biologi”. Vale a dire: Ratzinger vuole, in nome del “diritto naturale”, che spetta alla Chiesa, che temi etici come l’aborto, e di libertà intima, come la contraccezione, non siano definiti da “scienziati e biologi”, ma che siano esclusivamente di pertinenza della Ciesa di Roma alla quale Bersani ha già risposto: “Obbedisco”.

PER INFORMAZIONI:
http://www.laiga.it/index.php?option=com_content&view=article&id=96:-1d-convegno-nazionale-della-laiga&catid=42:notizie

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