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Eta: fine della lotta armata. Capitolo nuovo anche per la politica spagnola?

ROMA – L’annuncio ufficiale dell’ETA era nell’aria e segue la conferenza di pace di San Sebastian. Con un video-comunicato letto da tre incappucciati e inviato al quotidiano basco Gara, lo stesso gruppo separatista Basco ha dichiarato “la cessazione definitiva della sua azione armata”. 

Il preambolo all’annuncio era avvenuto in occasione della conferenza che tre giorni prima si era tenuta a San Sebastian. La cornice era quella di chi ha respirato “atmosfere” simili per anni, e in quell’occasione i mediatori che si sono fatti carico di portare all’ETA l’invito a deporre le armi erano stati personaggi quali Kofi Annan, ex segretario dell’Onu e Premio Nobel per la pace, Jerry Adams (prima braccio politico dell’Ira, il Sinn Féin, poi presidente del partito nazionalista nord-irlandese), Jonathan Powell ex capo di gabinetto di Londra, e lo stesso Berti Ahern che ha letto il documento finale in cui si affermava la convinzione della possibilità di “mettere fine a partire dallo stesso giorno a più di 40 anni di violenza fino a pervenire ad una pace giusta e duratura”.

 

Ricordiamo che l’ETA aveva già dichiarato una tregua unilaterale nel gennaio scorso. I dati sono impietosi e drammatici, oltre che conosciuti dai più. L’organizzazione separatista basca ETA è nata contro la dittatura franchista, ma è rimasta attiva per altri 35 anni dopo la fine di quel regime. Si parla di oltre 800 morti, di violenza e sangue. Poche righe che spingerebbero ad altrettante ferme considerazioni che tuttavia sarebbero riduttive per una lettura politica ben più ampia e doverosa. Non ultima quella della mossa che la stessa organizzazione basca ha messo in campo prima del successo alle amministrative di maggio della sinistra radicale “abertzalè”, che con questa coalizione otteneva numerosi consensi nella provincia autonoma di Bildu, oltretutto riuscendo a strappare un folto numero di rappresentanti ai socialisti fino a conquistare addirittura la città di San Sebastian. Possiamo in un certo senso affermare che proprio il risultato politico è stato determinante nella spinta verso l’abbandono della lotta armata, (tanto che si parla di “ala politica” della stessa ETA) e sia pure in contesti diversi, ricorda molto quello che nel passato è avvenuto in Irlanda.

 

Quando si parla di lotta armata, specialmente decennale, portata avanti principalmente attraverso azioni terroristiche, ci sembra alquanto difficile parlare di vittoria di una parte sull’altra. Sicuramente l’ETA ha subito pesanti sconfitte ma nessuno può dire quanto sarebbe durata ancora la sua “presenza armata” se nello stesso momento non fossero subentrati elementi e risultati politici che hanno portato con se nuove prospettive rispetto alla pochezza di risultati ottenuti in tutti questi anni di conflitto armato.  Indubbiamente sarà un processo di riunificazione non certo facile, ma la sinistra spagnola sarebbe davvero miope se chiudesse le porte ad un processo di cambiamento verso la democrazia che la stessa ETA ha voluto annunciare, specialmente in questo momento in cui si assiste al declino della socialdemocrazia portata avanti da Zapatero ormai al capolinea della legislatura, nonché debole e perdente nei confronti dei conservatori guidati da Mariano Rajoy del Partito Polular.  Nessuno chiede di dimenticare le proprie pagine dolorose, ma se da una parte lo stesso Rajoy punterà sull’impossibilità di un dialogo con l’ala politica di ETA, dall’altra dovrà essere la stessa sinistra guidata dal successore di Zapatero, il socialista Alfredo Rubalcaba, a tradurre in prospettive politiche la novità rappresentata dal “cambiamento” siglato dall’ex organizzazione separatista.  Occorre precisare che la rinuncia alla lotta armata non significa lo scioglimento della stessa organizzazione, ma la perdita dell’appoggio della popolazione dei paesi baschi, fa intravedere più di una ragione per proseguire su un piano ed un percorso nettamente  diverso e probabilmente attraverso la linea politica “abertzalè” (che tra l’altro ha buone possibilità di entrare nel nuovo parlamento spagnolo).  In un mondo in movimento, in preda a profondi cambiamenti, quello dell’ETA non può che essere salutato e visto come un evento dai connotati positivi e propositivi. Fermarsi al passato sarebbe solo una sterile lettura dei fatti, mancando non solo di interpretazione ma anche di un’attenta lettura politica rivolta ad un quadro ben più complesso di quello che a prima vista potrebbe sembrare.

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