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Una lista di 200 eritrei che rischiano la deportazione dall’Egitto

MILANO – Si chiamano Tesfay, Yemane, Yowans,  Samueil, Asmelah, Abadit. Sono giovani o giovanissimi. Sono eritrei, perseguitati in patria e fuggiti da una delle più spaventose crisi umanitarie. Alcuni difensori dei diritti umani che sono entrati qualche giorno fa nelle carceri egiziane, ci hanno fornito una lunga lista di questi esseri umani privati della libertà e di ogni diritto, in attesa di una deportazione che li precipiterebbe all’inferno.

Abbiamo scritto appelli alle più alte cariche istituzionali dell’Egitto e a tutte le autorità internazionali che si occupano di profughi e migrazioni. Abbiamo inviato una lettera all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiedendo un intervento urgente: “Caro Commissario, recentemente, nonostante i nostri appelli alla sua agenzia, che contenevano dati e numeri telefonici degli oltre 350 rifugiati eritrei nella prigione di Dongola (Sudan), essi sono stati deportati e si trovano ora nelle carceri eritree. Ora le inviamo una lista di rifugiati eritrei detenuti in Egitto, in attesa di deportazione. La preghiamo di compiere ogni sforzo affinché venga scongiurata una nuova tragedia umanitaria. La preghiamo di aiutarci in questa difficile azione e, in futuro, nelle azioni a tutela dei profughi che avvieremo, grazie a una rete di contatti e di difensori dei diritti umani che operano con noi in Africa, per evitare situazioni drammatiche riguardanti profughi. Grazie di quello che potrà fare. Non abbandoni quei ragazzi che oggi contano solo su di noi e – di conseguenza – su di lei”. In attesa di una risposta da parte dell’Alto Commissario e soprattutto delle sue azioni diplomatiche volte a evitare la deportazione, noi continuiamo a scrivere, telefonare, mandare e-mail chiedendo giustizia e vita per Tesfay, Yemane, Yowans, Samueil, Asmelah, Abadit… Un operatore umanitario è già a Ginevra, dove incontrerà rappresentanti dell’UNHCR. Una rete di organizzazioni che da qualche tempo hanno imparato a lavorare insieme partecipa a questa azione contro il tempo, a tutela della vita. Con tutte le nostre forze, vogliamo credere che questa volta no, questa volta il grido che 200 giovani lanciano dall’ombra delle prigioni in cui sono segregati non si levi invano e che prevalgano, invece, giustizia e umanità.

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