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Fukushima. Acido borico per timore di una fissione nucleare, si tratterebbe di un fenomeno parziale

TOKYO – Uno dei reattori dell’impianto nucleare di Fukushima potrebbe essere in serio pericolo. Si tratta del reattore numero 2, il più danneggiato dopo il terremoto che ha colpito il Giappone lo scorso marzo.

Funzionari della Tepco, l’ente gestore della centrale, hanno annunciato d’aver individuato la presenza di un gas, lo xenon, che segnala il rischio di una possibile fissione nucleare in atto. La reazione di fissione nucleare rilevata è un fenomeno parziale “che può verificarsi in particolari condizione di densità e distribuzione geometrica del combustibile rimasto all’interno del reattore”, ha spiegato Emilio Santoro, dell’Enea. Intanto, per evitare questa possibilità gli addetti alla sicurezza hanno subito iniettato acqua e acido borico attraverso un tubo di raffreddamento.

La Nisa, Agenzia per la sicurezza atomica giapponese, non segnala particolari criticità. “Al momento non ci sono variazioni di temperatura o pressione, ma in ogni modo è stata presa la decisione di iniettare acido borico per evitare una reazione”, ha dichiarato Yoshinori Moriyama, portavoce della Nisa, che ha anche aggiunto: “Non neghiamo alcuna ipotesi, compresa quella di criticità localizzate all’interno del reattore. L’importante è continuare a monitorare eventuali segnali di reazione fissile e mantenere una capacità di controllo”. Secondo un rapporto ufficiale del Comitato Giappone atomica, ci vorranno almeno 30 anni per completare lo smantellamento di Fukushima e arrivare a una bonifica completa. L’inizio della rimozione del materiale radioattivo è atteso nel 2012. La Tepco ha detto che il programma di spegnimento a freddo per i reattori continua e dovrebbe essere completato entro l’anno.

Il Governo giapponese cerca dunque di tranquillizzare la popolazione, ma fino ad ora non fornisce dati precisi. Per dimostrare che il sistema di decontaminazione dalle radiazioni funziona Yasuhiro Sonoda, un deputato giapponese, in diretta televisiva, ha bevuto un bicchiere d’acqua proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima. “Bere quest’acqua non significa dare reali conferme sulla sicurezza, forniremo dati ai cittadini che la proveranno”, lo scopo del forte gesto è, come ha spiegato poco dopo lo stesso deputato, ristabilire la fiducia nelle autorità.

Greenpeace ha più volte denunciato alti livelli di radioattività a Tokyo e nella vicina prefettura di Chiba, entrambe a più di 200 chilometri dalla centrale di Fukushima. Il rapporto Energy Revolution, presentato dall’organizzazione a metà settembre, mostra che il Giappone è in grado di abbandonare completamente l’energia nucleare già dal 2012 senza venir meno ai propri obiettivi di riduzione di gas serra. “Una vera rivoluzione energetica è l’unica via per il Giappone, come per il resto del mondo, per abbandonare definitivamente l’energia dell’atomo e garantire sicurezza energetica basata su fonti di energia sicure e pulite”, ha dichiarato Salvatore Barbera, responsabile della Campagna nucleare di Greenpeace Italia.

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