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Brindisi per l’approvazione del secondo decreto su Roma Capitale. Priorità giustificata?

ROMA – Ci aspettavamo una partenza in linea con i propositi di intervento “urgente”; eravamo concentrati sui problemi vertenti la crisi economica, e invece il primo Consiglio dei Ministri si è occupato del decreto legislativo su Roma Capitale.

Questo provvedimento non è “roba da poco”, anzi, meritava sicuramente approfondimenti ulteriori, ed è proprio questo che ci porta a mostrare prudenza.  Con questo si vorrebbe ridisegnare i nuovi poteri dell’Amministrazione romana, in pratica il futuro status della Capitale. Sarà permesso al sindaco di Roma di trattare direttamente col governo per tutto ciò che riguarda la Capitale. Vengono così stabiliti quali sono i poteri che saranno trasferiti dallo Stato al nuovo ente e quali dalla Regione a questo. 

 

E’ doveroso però ricordare come già nel 2010 erano stati sollevati non pochi dubbi e critiche sul primo provvedimento; tra le principali espressioni negative sull’argomento in questione ricordiamo quella di Vezio De Lucia, Architetto e urbanista di chiara fama internazionale, Docente Universitario legato soprattutto alla trasformazione urbanistica di Napoli. In occasione dell’allora ventilato progetto che partiva dal primo decreto, non mancò di sottolineare le proprie perplessità: “…i poteri da trasferire alla capitale con successivi decreti legislativi dovrebbero riguardare i beni culturali, lo sviluppo economico e il turismo, l’assetto del territorio, le aree protette, l’edilizia pubblica e privata, la mobilità, i rifiuti, l’energia, la protezione civile e altre eventuali materie, tutte sottratte in particolare alla regione e alla provincia. Che sarebbero snaturate. Alla regione resterebbe integralmente la sanità e poco di più.  Che senso avrà, come si potranno formare il piano territoriale di coordinamento o governare i trasporti di una provincia di Roma ridotta a spazio residuale, con un buco in mezzo? La popolazione provinciale – quella virtualmente riferita alle materie elencate sopra – si ridurrebbe da oltre 4 milioni di abitanti a meno di un milione e mezzo”.    La risposta alle perplessità di De Lucia non potevano non essere date dopo un’accurata riflessione politica. Ma il governo Monti ha comunque pensato di ripercorre in questo modo il solco dei “lavori incompiuti” e lasciati tali dal precedente governo, non considerando la ripercussione che tale provvedimento potrebbe avere nella geopolitica italiana.  Brinda dunque alla decisione il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che però non conterà sui 60 consiglieri sperati, ma sugli attuali 48. 

 

Il progetto “Roma Capitale” non può essere avulso da un quadro di massima, ben più ampio e non limitato alla sola Capitale, pur importante che sia. Si dovrebbe agire per priorità e sicuramente non prima di un’approfondita consultazione politica. Dobbiamo quindi implicitamente intendere questa come una priorità??  Riprendendo le parole dell’Arch. De Lucia (di cui citiamo il pensiero) ci chiediamo perché non siano state prese in considerazione proposte come quella di attribuire a Roma capitale il rango di regione, com’è stato fatto per altre capitali europee che comprendono sempre vasti territori (la comunidad autonoma di Madrid comprende 179 comuni). Di conseguenza si dovrebbe decidere se la regione Lazio sopravvive (con una diversa articolazione delle province) o viene spartita fra Toscana, Abruzzo e Campania. Alemanno parla invece di equiparazione alle altre capitali europee, ma lo fa dimenticando in quale situazione economica ci troviamo; e la cosa che più fa riflettere è data dal fatto che ciò sia “accaduto” per lo stesso governo Monti.  Un governo che dovrebbe puntare molto sulla ricostruzione di una coesione sociale ormai sgretolata e su livelli da brivido. Sarebbe stato meglio non inasprire il rapporto con l’opposizione dove oggi troviamo una Lega che ha subito scatenato polemiche rilanciando il federalismo fiscale su scala nazionale invece di partire dalla sola Roma. (e dal suo punto di vista come dargli torto?).  Comunque, a dirla con sincerità, non è la preoccupazione di una Lega che polemizza, il dato che non ci permette di dormire tranquilli, quanto il timore che anche questo governo si perda in provvedimenti populisti che potrebbero essere invece valutati con più calma, e magari dopo quelli più urgenti nonché “socialmente rilevanti”.  Vedremo…

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