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Spread. Torna la paura

ROMA – Oggi è stata un’altra giornata pesante sui mercati del vecchio continente. In tensione soprattutto, e non è certo una novità, i titoli di stato a cominciare da quelli emessi da Madrid.

Stamattina infatti i rendimenti ottenuti in fase di assegnazione ad un’asta di bond trimestrali sono più che raddoppiati rispetto ad un’asta dello stesso tipo tenutasi appena un mese fa, facendo segnare livelli oltre il 5 per cento su titoli con scadenza brevissima e ritenuti molti liquidi. Un brutto segno sulla fiducia che i mercati assegnano alla tenuta del bilancio iberico, con lo spread tra bond della Spagna e della Germania che è arrivato a far segnare nelle stesse ore 475 punti base.

E nello stesso campo della fiducia dei mercati l’Italia fa ancora notizia, verso il finire della giornata i rendimenti dei Btp hanno ricominciato a salire verso livelli pericolosi. Il titolo a scadenza decennale, quello sul cui spread si fa più spesso riferimento nel confronto con gli altri stati emittenti, ha fatto segnare un rendimento pericolosamente vicino a quel 7 per cento cui hanno fatto seguito le richieste di aiuto di Grecia, Irlanda e Portogallo, intorno al 6,80 per cento con lo spread tra il Btp decennale e il bund che ritorna pericolosamente vicino a quel muro dei 500 punti, fermandosi ad un soffio, intorno ai 490 punti base.
Ancor più preoccupante è però il proseguire dell’inversione della curva dei rendimenti, ovvero il perdurare di quella situazione “innaturale” in cui un titolo a breve termine rende di più di un titolo a lungo termine emesso dal medesimo emittente; situazione che continua oggi con il rendimento sul Btp a durata quinquennale che sale al 6,93%, con uno spread con l’analogo bund a 5 anni che fa segnare 591 punti.
In chiusura il rendimento del Btp a due anni si ferma proprio su quel livello da allarme rosso del 7%, con lo spread con il bund tedesco di durata corrispondente che mozza il fiato, 660 punti base.
L’inversione della curva dei rendimenti può essere dovuto ad un crollo della fiducia nell’emittente, soprattutto se l’emittente ha ulteriori ingenti emissioni da piazzare, come è stato il caso del nostro paese nei giorni scorsi. Un’altra notizia che è possibile dedurre dalla inversione della curva dei rendimenti è che essa è spesso interpretata in relazione all’aumento della probabilità di una recessione nei mesi successivi, anche in dipendenza di durata e profondità della inversione.
Ma questo giusto perché si sa che noi italiani non vogliamo farci mancare nulla.

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