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Alitalia. Archiviazione per Berlusconi

ROMA –  Archiviato dal gip Meschini di Roma il procedimento in cui Silvio Berlusconi era indagato per aggiotaggio e insider trading, per la cordata Alitalia. Per il gip, “non diffuse notizie false”, né creò “artifizi” per far alzare i prezzi delle azioni della compagnia. Il fatto si riferisce all’auspicio pronunciato nel 2008 da Berlusconi, allora capo dell’opposizione, che a salvare Alitalia fosse una cordata italiana. Un azionista aveva denunciato che il suo intervento aveva determinato il ritiro di Air France dalla trattativa.

Il gip Meschini esclude poi che a Berlusconi possa essere contestato il reato di insider trading in quanto «non risulta che sulla vicenda sia venuto in possesso direttamente di informazioni privilegiate, cioè di carattere preciso, che non siano state rese pubbliche concernenti direttamente o indirettamente uno o più emittenti strumenti finanziari o uno o più strumenti finanziari che, se resi pubblici, avrebbero potuto influire in modo sensibile sui prezzi di tali strumenti». Secondo il giudice Berlusconi «si è limitato a manifestare volontà, intendimenti, progetti di carattere politico-economico, riguardanti la sorte di Alitalia in base a dati di pubblico dominio e, per ciò stesso, oggetto di contrastanti valutazioni nel dibattito pubblico relativo al destino della compagnia di bandiera, senza esprimere alcun dato tecnico e soprattutto alcuna notizia di carattere riservato privilegiata e tale da influire al di là della fonte da cui proveniva sensibilmente sui prezzi delle azioni Alitalia». Nella motivazione del provvedimento si aggiunge poi che «nell’esporre pubblicamente i suoi convincimenti e l’orientamento della sua parte politica sulla situazione di Alitalia, Berlusconi non ha diffuso notizie false, nè posto in essere artifici, ma ha esercitato le sue legittime prerogative di politico e di parlamentare».
Una cosa è certa gli azionisti Alitalia si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano, ovvero carta straccia. All’epoca della vendita della cosiddetta good company, il premier Berlusconi e il ministro Giulio Tremonti promisero ad azionisti e obbligazionisti che non avrebbero perso nemmeno un euro. Ma le cose, com’è noto, andarono molto diversamente.

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