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Contro la disdetta degli accordi FIAT l’USB chiama alla mobilitazione i lavoratori

ULTIMORA – La notizia della disdetta degli accordi alla Fiat, che sancisce di fatto l’applicazione dell’accordo di Pomigliano in tutte le aziende del gruppo, ha portato i lavoratori e i delegati USB della New Holland e della Kuehne Nagel ( ex Iveco ) alla dichiarazione di sciopero di 2 ore con uscita anticipata per venerdì 25 Novembre.

 

ROMA – Dura la reazione dell’Unione Sindacale di Base che a seguito della disdetta degli accordi da parte dell’azienda FIAT chiama tutti i lavoratori alla mobilitazione.
La Fiat –dichiara Paolo Sabatini responsabile del settore industria dell’USB- cancella la democrazia rappresentativa  dalle fabbriche e, con un vero e proprio golpe, finalizzato a mettere tutti di fronte al fatto compiuto, dopo aver annunciato l’uscita da confindustria, denuncia tutti gli accordi realizzati nel corso dei decenni nelle decine e decine di stabilimenti del gruppo Fiat. Le conseguenze-continua Sabatini- saranno pesanti sia sul versante della democrazia che sotto l’aspetto economico e normativo.

Storici stabilimenti che hanno fatto la storia delle lotte operaie nel nostro paese vengono di fatto trasformati in fabbriche caserma, in cui i lavoratori, in assenza di una forte ed incisiva opposizione, saranno impotenti di fronte all’azienda, privati anche della possibilità di eleggere i propri rappresentanti sindacali, sostituiti da odiose rappresentanze aziendali, nominate dai sindacati servi della Fiat-chiosa il dirigente.
A fronte di quest’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori e alla democrazia sindacale, l’USB chiama tutti i lavoratori alla mobilitazione, già in queste ore si stanno organizzando scioperi e iniziative di protesta e bloccando gli straordinari, come la giornata di lavoro straordinario comandato, prevista per sabato 26 alla Sevel di Val di Sangro. E invia un appello al nuovo governo Monti esortando il premier ad intervenire per far tornare la Fiat sui suoi passi. Marchionne-  afferma l’USB-ha deciso di mettere alla prova il tessuto democratico del nostro paese e di verificare se può ancora contare su un governo complice, come lo è stato quello Berlusconi e dell’ex ministro Sacconi.
Certamente, la vertenza FIAT sul fronte sociale rappresenterà un banco di prova per il nuovo governo Monti che sarà giudicato dai lavoratori Italiani anche sulla base dei provvedimenti che adotterà a tutela dei diritti e della democrazia.

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