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Sinai. Il Gruppo EveryOne lancia un nuovo appello: liberate i profughi nella cittadina di Taba

ROMA – Governatorato del Nord del Sinai: i traffici di esseri umani e organi continuano, nonostante alcuni predoni, dopo le denunce trasmesse dal Gruppo EveryOne, dalla New Generation Foundation for Human Rights, dall’ICER e da altre ong alle autorità egiziane, all’Onu e alle istituzioni europee abbiano indotto alcuni predoni a liberare centinaia di prigionieri eritrei e – secondo fonti locali – a ritirarsi dalla tratta di esseri umani. 

Neanche la discesa in campo di una forza di sicurezza beduina – che opera a contatto con la polizia, l’esercito e i servizi segreti egiziani – e la morte in uno scontro a fuoco del trafficante Soliman Abdalah Necklawi conosciuto come “Sultan” hanno indotto alcuni criminali a desistere da quegli orridi traffici. Abu Musa, Abu Abdellah, Abu Khaled, Abu Ahmed e altri continuano a detenere, uccidere, torturare, stuprare i giovani profughi che sono ancora nelle loro mani. Il Gruppo EveryOne ha fornito nei giorni scorsi alle autorità alcuni numeri telefonici a cui rispondono le vittime di tratta e altri a cui rispondono i trafficanti. In particolare, l’organizzazione umanitaria ha fornito dati relativi all’ubicazione del covo di Abu Musa, incubo per tutti i rifugiati subsahariani che entrano nel Sinai egiziano.

 

“E’ importante che le forze dell’ordine egiziane e la forza di sicurezza beduina agiscano con urgenza per liberare alcuni gruppi di rifugiati, in prevalenza eritrei, che stanno soffrendo le pene dell’inferno nei luoghi di prigionia gestiti dai predoni” lo affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne. “Oggi, inoltre abbiamo segnalato alle autorità della Repubblica d’Egitto, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, allo Special Rapporteur Onu sul Traffico di Persone, al Commissario europeo per i Diritti Umani una località in cui sono detenuti numerosi giovani rifugiati eritrei, località finora trascurata. Si tratta di Taba, cittadina che si trova sull’estrema punta settentrionale del Golfo di Aqaba, presso il confine con Israele. Dopo le operzioni di polizia a Rafah, Arish, Gorah, Taba è divenuta la sede di traffico di esseri umani e organi. E’ di vitale importanza che le forze dell’ordine perquisiscano i campi beduini e liberino i gruppi di prigionieri che sono tenuti incatenati all’interno di alcuni di essi”. A Taba vi è un aeroporto internazionale, più volte segnalato dai profughi nel corso delle telefonate ai parenti o alle organizzazioni umanitarie.

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