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Nigeriana vittima di tratta rischia deportazione da Roma. Appello EveryOne

ROMA – L’organizzazione umanitaria EveryOne ha lanciato quest’oggi un appello urgente all’ufficio italiano dell’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, al Primo Ministro Mario Monti, al Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, al Ministro per l’integrazione Andrea Riccardi, al Prefetto di Roma e ai Presidenti di Camera e Senato per chiedere che Blessing Obazee, ventisettenne nigeriana vittima di tratta e a rischio di vita, al momento rinchiusa nel CIE di Ponte Galeria a Roma, non venga deportata.

“La ragazza,” hanno raccontato Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, “secondo quanto ci è stato riferito dal fratello, è fuggita dalla miseria e dalla violenza in Nigeria quattro anni fa, stabilendosi a Napoli con un permesso temporaneo, ora scaduto. Era accompagnata da un uomo, anch’egli nigeriano, che una volta giunta in Italia l’ha minacciata e le ha intimato di avviarsi alla prostituzione. Blessing ha rifiutato ed è fuggita dalla casa in cui era ospite, vivendo in clandestinità fino a oggi. Nel suo villaggio natale in Nigeria, la famiglia ha già subito gravi minacce, ed è stato riferito ai genitori della ragazza che qualora Blessing tornasse in Nigeria sarebbe ricercata e uccisa. In questo modo il crimine locale intenderebbe vendicare l’onore dell’uomo che l’aveva accompagnata in Italia.”. La giovane donna, che soffre di una salute cagionevole e precaria, sta attualmente patendo la prigionia nel CIE romano, in attesa della deportazione in Patria.

“Chiediamo che Blessing venga accolta nel nostro Paese,” commentano gli attivisti, “secondo gli standard umanitari previsti dalle Convenzioni e dagli accordi internazionali. La ragazza” spiegano, “va protetta dal crimine organizzato che ha cercato, secondo le dichiarazioni della ragazza, di costringerla alla prostituzione. E’ fondamentale” hanno scritto infine i co-presidenti di EveryOne nella lettera inviata nel primo pomeriggio di oggi ad autorità e istituzioni, “fermare le operazioni di rimpatrio e concedere alla profuga  debita protezione per motivi umanitari. Il caso è drammatico, ma cogliamo l’occasione per comunicare alle autorità preposte alla gestione dei migranti e dei profughi che ogni anno dall’Italia vengono deportati molti rifugiati che poi subiscono gravi persecuzioni in patria o cadono nelle mani di trafficanti, se costretti a fuggire nuovamente verso altre mete. Chiediamo inoltre al governo italiano se sia possibile istituire un nuovo organismo che affianchi il lavoro dell’UNHCR e delle Commissioni territoriali per l’asilo e tuteli i profughi che hanno diritto a protezione, ma subiscono nel nostro Paese carcerazione, abusi e indifferenza da parte dello Stato”.

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