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Fino all’8 gennaio sarà possibile visitare al Palazzo delle Esposizioni di Roma, nell’ambito del programma di scambio Italia-Russia 2011, la mostra Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920-1970, a cura di Matthew Bown e Zelfira Tregulova.

 E’ il realismo sovietico il protagonista di questa mostra sorprendente e illuminante sotto diversi punti di vista, organizzata in sequenza cronologica, che si estende oltre i limiti dell’epoca staliniana (1928 -1953).  Rientrano infatti nella selezione realizzata dai curatori anche molte opere prodotte nel breve ‘disgelo’ sotto Chrusvev e alcune realizzate nella fase brezneviana. L’esposizione si arresta all’inizio degli anni settanta dove si assiste appunto al tramonto del dominio delle correnti culturali realiste-socialiste.

La mostra riconosce indubbiamente il legame ombelicale esistente tra Realismo socialista e ideologia, è infatti noto come il governo sovietico ‘sostenne’ e si prese in un certo senso ‘cura’  delle arti  e della loro importanza al fine di una più capillare propaganda di regime. Nonostante ciò l’esposizione si propone di superare e dimostrare l’idea che il Realismo sovietico sia stato un puro e semplice prodotto del totalitarismo, e cerca piuttosto di rivelare il progressivo desiderio degli artisti ‘anche i più ideologicamente schierati’ di sottrarsi all’asservimento dell’ideologia comunista. Nelle opere del Realismo socialista infatti l’ideologia sarà via via soppiantata,  con il passare dei decenni, dapprima da un crescente sentimento nazionalista poi successivamente da un’attenzione degli artisti agli aspetti più intimi e spirituali dell’individuo.

Il Realismo socialista coinvolse e ‘arruolò’  migliaia di artisti impegnandoli in tutto l’immenso territorio multietnico. Oggi in questa mostra il realismo sovietico si presenta quale corrente variegata e articolata, come fenomeno stilistico eterogeneo tutt’altro che unitario, ricco invece di innumerevoli spunti diversissimi tra loro. Antichità classica, Rinascimento, Barocco, Naturalismo, Avanguardia, tutti hanno fecondato le diverse opere dell’arte dell’epoca. Tutti i lavori in esposizione rivelano un profondo dominio della storia dell’arte da parte degli artisti sovietici, dimostrando non solo la loro conoscenza ma anche il tentativo di recupero di motivi stilistici del repertorio iconografico della storia dell’arte e conseguentemente il rifiuto di fare tabula rasa del passato. Pur manifestando talvolta ed inevitabilmente punti di contatto con tendenze neoclassiche tipiche dell’arte di tutti i regimi totalitari, l’interpretazione di questi artisti si traduce spesso in vero pathos autentico ed extratemporale.

L’obiettivo primario della mostra è quello di  tentare di individuare e proporre al pubblico i picchi di qualità raggiunti dai differenti artisti di questa stagione complessa, ponendo particolare attenzione ad artisti come Aleksandr Deineka, Arkadij Plastov, Gelij Korzev e Viktor Popkov.

Il protorealismo socialista degli anni venti genera opere diversissime tra di loro, molte delle quali tentano una canonizzazione dell’eroe socialista.  Ma ciò che si richiede in particolare all’arte in quel momento è di essere ‘comprensibile alle masse’.  L’epoca stalinista si concentra essenzialmente sulla ‘poesia del lavoro’ ma ancor più sull’artefice del lavoro,  infatti ‘bello non è il processo produttivo ma chi lo produce’. Maksim Gor’kij è l’artista che maggiormente riesce a trasmettere il significato storico-culturale del lavoro in quel preciso momento. Anche la cultura fisica entra con prepotenza nel mondo dell’arte. Staffette, nuotate, corse sono temi interpretati in particolare da artisti come Deineka che racconta negli anni trenta questi  soggetti  con estrema eleganza e maestria. Negli anni cinquanta viene invece elaborata una proposta di arte più materialistica con spunti ispirati anche dal cinema neorealista italiano. L’arte diviene un riflesso della realtà, spesso privo di connotazioni politiche e capace di riflettere la vita anche al di fuori dell’ideologia. Gli anni sessanta si caratterizzano per il ciclo di dipinti dal titolo ‘Bruciati dal fuoco di guerra’  realizzato da Gelij Korzev in cui la figura umana e soprattutto la centralità dei volti aprono ad una riflessione in scala monumentale sulle ferite fisiche e psichiche inferte dalla seconda guerra mondiale, la ‘Grande Guerra Patriottica’ dei sovietici. Sempre negli anni sessanta si diffonde  il ritratto ‘non solenne’  del lavoratore. Le immagini di operai raffigurati in questo periodo cancellano l’esaltazione del collettivismo e l’euforia tipici dello stalinismo, lasciando spazio a una concentrazione sull’individuo, sulla ‘persona che lavora’ e conseguentemente sulla sua interiorità e sulle sue questioni più personali ed intime.

La mostra intende dunque smentire il mito del Realismo socialista come forma d’arte monolitica  cristallizzata in una formula unica e conseguentemente riduttiva. Al contrario evidenzia invece come questa corrente non abbia mai di fatto escluso la possibilità di soluzioni differenziate, sicuramente più personali,  pur esaltando sempre il ruolo sociale dell’arte.

 

Realismi socialisti – grande pittura sovietica 1920 -1970

Palazzo delle Esposizioni – Roma, via Nazionale 194 – www.palazzoesposizioni.it

11 ottobre 2011 – 8 gennaio 2012

 

 

 

 

 

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