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Tavoli per le politiche sui Rom e l’impiego dei fondi UE. Necessario vigilare

Si tengono in questi giorni tavoli e incontri per definire le politiche italiane sui Rom. La Commissione europea ha esplicitamente chiesto tali momenti di confronto fra istituzioni e società civile. Bisogna vigilare

ROMA – La Commissione europea ci scrive e ci chiede di collaborare con le Istituzioni. Però, in Italia, sappiamo bene come è andata finora e come gli organismi preposti a monitorare il razzismo e a giustificare fondi europei intrattengano sinergie particolari non con i difensori dei diritti umani (che l’Onu identifica con la “società civile”), ma con le solite “associazioni”. Non ci risulta che all’ennesimo tavolo (su quale campeggerà – invisibile, ma “profumata” – una grande e “invitante” torta…) ci saranno i difensori dei diritti umani che da anni si impegnano per tutelare il popolo Rom, almeno: non tutti… quei pochi. Di certo non inviteranno EveryOne…. però… però ci vogliamo accertare che non siano escluse quelle rare figure istituzionali che hanno operato e operano con onestà, impegno, disinteresse e spirito solidale. Quello che ci preme è che, stavolta, ogni singolo centesimo erogato dell’Ue venga speso PER I ROM IN CONDIZIONI DI EMARGINAZIONE E POVERTA’ e non per altre iniziative. Quando non ci saranno più Rom poveri e senza un riparo, allora si penserà a finanziare conferenze, iniziative culturali e feste danzanti. Allora, solo allora, si devolveranno stipendi e compensi e si brinderà – a spese dell’Ue – a un mondo nuovo, all’integrazione, al raggiungimento della parità. Fino ad allora, che ogni monetina piovuta dai cieli dell’Ue sia monitorata con estrema attenzione.

Il Gruppo EveryOne, che non viene mai invitato ai “tavoli”, possiede competenze specifiche riguardanti la presenza e la condizione dei Rom in Italia che sono riconosciute per la loro completezza dalle Nazioni Unite, dal Parlamento europeo, da Union Romani e dalle principali Istituzioni e agenzie che si occupano di tutela dei diritti umani. La nostra organizzazione sottolinea – a beneficio dell’Unar, del governo italiano e delle amminstrazioni locali – che il termine “Società civile” che la Commissione europea, il Consiglio dell’Ue e il Parlamento europeo (ma anche le Nazioni Unite) usano quando indicano alle istituzioni e autorità nazionali i referenti per le politiche umanitarie e di integrazione non significa “dirigenti di associazione” bensì “Difensori dei Diritti Umani” (Human Rights Defenders). I Difensori dei Diritti Umani sono riconosciuti in quanto tali e tutelati dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Difensori dei Diritti Umani. Quando un organismo nazionale convoca intorno a un tavolo in cui si definiscono politiche umanitarie la società civile, deve dunque riferirsi ai Difensori dei Diritti Umani, ovvero a coloro (segnatamente indicati in alcuni casi, come in quello del Gruppo EveryOne, nei report di fine anno dello Special Rapporteur Onu per i Difensori dei Diritti Umani, ma identificabili in genere per il loro lavoro e i contatti con le Istituzioni sovrannazionali) che con l’impegno umanitario quotidiano si occupano della tutela delle minoranze da proteggere e integrare. Si veda qui di seguito la Dichiarazione:

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