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Naufragio nel brindisino: strage di profughi in mare. Di chi le responsabiltà?

BRINDISI – Intorno alle 18.00 di oggi in località Torre Santa Sabina (Brindisi) è stato segnalato un barcone in avaria a poche centinaia di metri dalla riva.

Sul natante vi erano da 70 a 80 migranti cingalesi, afghani, iraniani e pakistani (che il ministero dell’Interno continua a definire “clandestini”). Secondo le testimonianze dei superstiti raccolte dalla protezione civile, il naufragio ha provocato numerose vittime, tutti maschi giovanissimi: si pensava dieci all’inizio, ora si teme che siano molte di più. Circa trenta profughi hanno raggiunto la riva da soli o sono stati tratti in salvo dai mezzi di soccorso inviati dalla capitaneria di porto. Due cadaveri sono stati recuperati in mare. Il Gruppo EveryOne registra l’ennesima tragedia che colpisce i rifugiati e nella fattispecie non può che ascriverne la responsabilità al governo italiano, che da anni respinge i profughi cingalesi, afghani, irakeni, iraniani e pakistani in Grecia (dove anche i rifugiati naufragati a Torre Santa Trebina hanno fatto scalo, dopo essere salpati dalla Turchia) in attuazione del Regolamento Dublino, nonostante sia ormai noto a tutti i governi dell’Unione europea che la Grecia non rispetta in alcun modo la Convenzione di Ginevra e deporta i rifugiati verso paesi in cui essi sono perseguitati. Come se non bastasse, i casi di abusi e violenze sui migranti da parte delle autorità greche avvengono all’ordine del giorno e questi fatti dovrebbero indurre qualsiasi paese civile a non ottemperare agli accordi di Dublino e concedere protezione internazionale ai profughi provenienti dai paesi – in crisi umanitaria – citati. Il timore del respingimento spinge i profughi a correre rischi enormi. Sarebbe bene che anche l’UNHCR facesse sentire la propria voce in difesa di queste vittime dell’ostilità contro i rifugiati.

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