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Braccialetto elettronico, diritti e doveri di chi è in carcere, no all’abolizione degli Ordini. Parole del Ministro Severino

ROMA – Si torna a parlare di Giustizia, situazione carceraria e riforma delle professioni ma anche di diritto alla vita.

«L’Italia è in prima linea nella campagna contro la pena di morte». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino, nel saluto rivolto in apertura del sesto Congresso internazionale dei ministri della Giustizia “Dalla moratoria all’abolizione della pena capitale”, organizzato oggi a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. «Quello della battaglia contro la pena di morte – ha ricordato il ministro- è un tema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela dei diritti della persona, e l’applicazione della pena capitale non dà nessuna garanzia di sicurezza». Il ministro che ha ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per l’iniziativa, ha ricordato le tre risoluzioni, del 2007, del 2009 e del 2010, che ha definito «risultato storico e tappe fondamentali verso l’eliminazione». «È un traguardo ancora lontano ma va perseguito con determinazione -ha ammonito Severino- da Stati, organismi internazionali, società civile, Ong, tutti insieme nella stessa direzione». Il ministro ha poi assicurato che «l’Italia non farà mancare il proprio contributo e proseguirà il suo impegno contro la pena di morte in tutte le sedi» .

Ha poi analizzato la riforma dei Codici ribadendo che «sarebbe ambizioso e non realizzabile proporre la riforma del codice penale e di procedura penale, visto la durata limitata del governo». Sulla situazione carceraria, «più che sull’amnistia, che comunque non è di portata governativa – ha detto il Ministro-  per incidere sul sovraffollamento delle carceri sarebbe meglio verificare se non ci siano altri mezzi deflattivi con portata stabilizzante del sistema carcerario, come le misure alternative alla detenzione. Risparmi notevoli si otterrebbero con l’uso del braccialetto elettronico. I problemi tecnici sono risolvibili- ha aggiunto il guardasigilli secondo cui dove è applicato il braccialetto -il tasso di recidiva è estremamente limitato». Inoltre si potrebbe «istituire una carta dei diritti e dei doveri di chi è in carcere. Una cosa poco costosa ma molto utile a chi vive tale condizione. Uno strumento da tradurre in varie lingue. Un piccolo catalogo per far sentire meno smarrito chi entra in carcere e non sa cosa gli è vietato fare. Lo aiuterebbe a sottrarsi a forme di approfittamento da parte di chi il sistema lo conosce bene».

Infine sugli Ordini professionali. «Nessuno ha mai parlato di abolizione degli ordini professionali, perchè liberalizzare non vuole dire consentire a chiunque di svolgere la professione di avvocato, ma liberare gli ostacoli eccessivi all’esercizio delle professioni». Nella sua audizione in commissione Giustizia al Senato sulle linee programmatiche del suo dicastero, il Guardasigilli, Paola Severino, lancia «un segnale di tranquillità» al mondo delle professioni. «Bisogna fare presto -aggiunge il ministro- perchè non è rinviando una riforma che si risolve un problema» che va invece affrontato alla radice per garantire libera concorrenza all’interno dei Paesi. Il rasserenamento e l’apertura al dialogo -conclude Severino- credo siano ottime strade».

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