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Inclusione dei Rom. Chiediamo all’Unar di non escludere dai tavoli i difensori dei diritti umani

ROMA –  Il 25 novembre 2011 i rappresentanti della società civile Rom Olga Mircioiu Balan e Ion Dumitru, mediatori interculturali e – rispettivamente – presidente e vicepresidente del Partida Romilor, si sono presentati insieme a Marcello Zuinisi (Nazione Rom) all’ingresso degli uffici dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) dove si svolgeva il tavolo nazionale di inclusione sociale della popolazione Rom, come concordato dal governo Italiano con la Commissione Europea.

I tre difensori dei diritti umani chiedevano di partecipare anche solo in veste di osservatori, ritenendo che l’Unar non avesse ottemperato alle richieste dell’Unione europea, poiché fra gli invitati nessuno rappresentava i Rom più poveri ed esclusi, in particolare le comunità Rom romene. La richiesta tuttavia veniva respinta da parte di un rappresentante dell’Ufficio, che identificava nella presenza dei tre difensori dei diritti umani presso la sede dell’Unar non tanto un contributo civile quanto un elemento di disturbo. Anche il Gruppo EveryOne aveva presentato una richiesta scritta per essere ammesso, almeno con uno dei co-presidenti, a osservare i lavori, ma la domanda non otteneva alcuna risposta, nonostante l’Unar avesse collaborato nei giorni precedenti proprio con EveryOne, per stigmatizzare il programma discriminatorio verso il popolo Rom da due anni nel palinsesto di una radio. Da parte nostra, vediamo una cattiva interpretazione da parte dell’UNAR delle raccomandazioni dell’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani e delle Istituzioni Ue, che chiedono alle agenzie governative contro la discriminazione di dialogare con la società civile, ovvero i difensori dei diritti umani. L’UNAR ha scelto la via più facile e meno utile per tutelare la comunità Rom, perché ha scelto di rapportarsi alle associazioni, i cui fini sono nobili e importanti, ma che rappresentano solo una porzione della società civile. Senza il contributo dei difensori dei diritti umani, lo si è già visto, si arriva solo all’erogazione di ingenti fondi che poi non manifestano efficacia nei luoghi delle persecuzioni. Avremo balletti, mostre, conferenze, “dossier di fine anno”, pubblicazioni patinate, corsi e seminari che qualificheranno qualche Rom, magari neanche in stato di bisogno…. Nient’altro. Invece, si potrebbe imprimere una svolta alle politiche inclusive, risolvendo questa sfida in modo positivo e una volta per tutte. Dopo 60 anni delle “solite” politiche, i Rom sono ancora in miseria, socialmente esclusi, sgomberati e maltrattati ovunque, colpiti da persecuzione poliziesca, giudiziaria ed etnica. Tutto sembra ripetersi, ma è importante continuare a dialogare con le istituzioni, anche quando si comportano in modo palesemente non giusto e non utile.

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