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Sinai. Everyone identifica covo Abu Musa. Appello alle autorità: “Salvate i profughi di Ferah”

ROMA – L’organizzazione umanitaria ha trasmesso ai media e alle istituzioni internazionali ed egiziane i dati personali del trafficante di schiavi e organi umani che nel Sinai del Sud tiene in ostaggio 59 migranti eritrei, torturandoli quotidianamente assieme ai fratelli. Una foto di Abu Musa inviata alle autorità egiziane e alle Nazioni Unite.

“Abbiamo identificato il covo di Abu Musa, il trafficante beduino di esseri umani più spietato, potente e organizzato che operi nel Sinai egiziano”. Lo annunciano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne. “Abu Musa tiene attualmente in ostaggio 59 migranti eritrei, suddivisi in due stanze (rispettivamente con 37 e 22 persone ciascuna). Nel gruppo di 37 profughi – di età tra i 17 e i 38 anni -, con cui siamo in contatto telefonico costante, vi sono 8 donne, alcune delle quali incinte. Il covo ove sono rinchiusi si trova a Ferah, località nei pressi del monte Sinai, a un’ora d’auto da Israele, nel Protettorato di Santa Caterina (Sinai del Sud). Parlando direttamente con gli ostaggi e con lo zio di uno dei sequestrati, che fa da interprete in lingua tigrina per noi dalla Germania,” spiegano gli attivisti, “e grazie a indagini sul territorio, sappiamo ora che il luogo dove si trovano gli eritrei, tutti incatenati in un container interrato, profondo tre metri e mezzo, è simile a un hotel con dei ‘tucul’ intorno, ha due porte rosse d’ingresso ed è presidiato da 4 uomini armati giorno e notte. Nei pressi, vi sono altri tre edifici moderni in costruzione, anch’essi con i tetti rossi. Abu Musa vive in una casa a tre piani poco lontano dal covo, dietro la quale vi è un magazzino, un alto pino e fichi d’india. I trafficanti usano per spostarsi un pick-up Toyota del 2011 (probabilmente un Toyota Cruise) di colore bianco e blu con una striscia rossa, targato 5726”. I co-presidenti del Gruppo EveryOne hanno inoltre diffuso alle autorità di polizia egiziane e internazionali il profilo del trafficante e la sua presunta foto, riconosciuta dagli ostaggi: “Abu Musa ha tra i 45 e i 50 anni, è magro, di carnagione scura e fa parte della tribù beduina dei Muzeina. Parla inglese e alterna ai traffici criminali il lavoro di guida turistica nel deserto, assieme al padre e ai fratelli. E’ soprannominato ‘Samih’ ed ‘El Baah’ (il Profondo). Youssuf, fratello di Abu Musa di soli 19 anni, ha già ucciso almeno 4 migranti. Tre maschi, di soli 18 anni,” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau, “sono stati assassinati alle ore 19 del 9 novembre scorso e un giovane questa notte. Il suo corpo senza vita è rimasto esposto a lungo alla vista dei suoi compagni. Un altro prigioniero è invece stato prelevato dai trafficanti giorni or sono e di lui non si hanno più notizie”. Anche gli altri due fratelli di Abu Musa sono predoni, al comando di una banda.
EveryOne riferisce inoltre che vengono praticate sevizie e torture ai migranti imprigionati. Un giovane di 22 anni è stato torturato con scosse elettriche ai piedi ed è rimasto paralizzato; a un altro è stato amputato il mignolo della mano; i prigionieri vengono ustionati sulla schiena con plastica fusa, mentre le donne sono ripetutamente stuprate e bruciate con mozziconi di sigaretta. Numerosi  prigionieri hanno ferite infette.
“L’ultima minaccia è che se i familiari degli ostaggi non pagheranno il riscatto, che oscilla tra i 25 e i 30mila dollari a testa, i loro cari saranno uccisi” denunciano ancora i membri di EveryOne. “Ci rivolgiamo con urgenza alle autorità di polizia egiziane, ma anche alle Nazioni Unite agli organismi europei” scrivono in un atto di denuncia inoltrato anche a tutte le rappresentanze diplomatiche egiziane nel mondo, “affinché Abu Musa sia arrestato con i suoi complici e i giovani migranti vengano liberati e tutelati nei loro diritti fondamentali alla vita, alla salute e alla libertà”.

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