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Sporcarsi le mani

La rivoluzione è inchinarsi per terra, toccare il suolo, sporcarsi le mani. E’ alzare la testa, delicatamente, scorgere qualcuno. Esistono due dimensione del cambiamento: il volare altrove e l’abitare il basso, il resto è la condizione del presente. Il baricentro è in continuo cambiamento, ma tollera sempre un nord relativo e un sud relativo.

Un nord oltre le nuvole, astratto e non territoriale e un sud concreto, corporale, che può sfiorare l’idea di toccare la strada con i nostri piedi nudi, lasciando delle orme. Orme da rivedere, da ricordare, da considerare come fondamenta. Invisibili e fondamentali per una casa. Casa da abitare. La rivoluzione è l’idea e la storia di una casa. Voluta, desiderata, sognata. Calda, gioiosa, mia, tua, nostra. Una casa costruita con sacrificio, dal basso, dalla terra. Dal proprio essere muratore. Sveglia alle 5.00, caffè, goccia d’acqua che bagna l’indice sinistro, indice sinistro che stropiccia l’occhio sinistro. Goccia d’acqua che bagna l’indice destro, indice destro che stropiccia l’occhio destro. Sbadiglio, coraggio e calcinacci sulle spalle. Poi la costruzione, dal camminare all’abitare. La vita per un progetto. Sociale. Per uno stare insieme, migliore. Del resto pareti, soffitti e termosifoni sono strumenti in un luogo che lassù, nella nostra testa, già si è formato, il noi. Sono strumenti di cura. Del prendersi cura vicendevolmente. Cura del sé e dei sé. Non dei se. O anche dei se. Ma la terra…

E’ la terra che contiene tutto. Uomini compresi. Allora quali parole usare, quali gesti osare, quali bandiere sventolare? Chinarsi a terra, toccare il suolo, sporcarsi le mani. Nulla di più. La parola sarà un verso. E come tale comporrà una poesia. Saprà di vita, di reale. Modificherà il nostro corpo, tingendo le nostre mani di sporco. Coprendole di polvere, terra, umido e secco al contempo. La rivoluzione è cedere qualcosa di sé e abbandonarsi al cambiamento. Cedo la mia pulizia esteriore, il mio lavoro in banca, per diventare carne viva. Per avere confidenza con le cose del mondo. Rotolarmici sopra, utilizzarle, respirarle, viverle, cederle gratuitamente, condividerle. E’ una scelta di campo. Non sono più in platea, rilassato, con un biglietto da 50 euro in tasca, a godermi lo spettacolo della Compagnia Tal dei Tali nel teatro Pincopallino Qualunque. Non sono più spaparanzato sul divano con il pollo fritto in bocca a vedere Ballando sotto le Stelle, aspettando la pubblicità per andare a pisciare. Non sono più l’orso che fa il conto alla rovescia per la pensione, mandando giù bocconi amari e anestetici per tollerare una vita che non ama. Sono carne viva. E come tale posso creare, comunicare e far creare. Sono fragile, ma reattivo. Sono esplosivo, ma costruttivo. Sono a terra, ma con le mani piene. Piene di materiale utile per vivere. Sono a terra e scopro che non mi sono chinato di tanto, non mi sono sporcato così tanto, non mi sono allontanato per niente, eppure ho fatto una scelta. Ho le mani sporche dell’altro. E sporche della mia vita. E sporche dei miei sogni. E sporche perché sto facendo cose. Cose per cui svegliarsi domani. Cose per cui tu sceglierai di sporcarti le mani con me, dal camminare all’abitare. Non il Giro del mondo in barca a vela, né in mongolfiera, da fermo, sdraiato a terra, come uno dei contadini in riposo nei quadri di Van Gogh. Sopra la mia testa fieno e poi sole, non Milano, New York o il grattacielo con il Capo Megagalattico. Sopra la mia testa la voglia di felicità, i bei pensieri. Il sud è altrove in questo momento, non è più sotto i miei piedi, da una parte mi abbraccia, è il mio letto – sto riposando -. Ma è anche al mio fianco – c’ è una contadina che ha faticato con me ed ora vive con me -. E’ oltre i miei piedi, non più sotto i miei piedi. Ma oltre i miei piedi, c’è l’orizzonte. Solo l’orizzonte. Solo? Ho conquistato questa prospettiva, nuovamente posso vedere l’orizzonte. Quale bandiera? Quella di Monti dopo la caduta di Berlusconi? Quella del Fmi? Quella di Fini? Quella di Vendola o Bersani? Quella bianca o quella rossa? Sporchiamoci le mani. Sporchiamocele dell’altro e della nostra vita. Viva la rivoluzione. Sempre.

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