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Don Luigi Ciotti al nono Congresso di Legambiente. “Urgente un rinnovamento etico, profondo e radicale”

ROMA – “Mi sento parte di Legambiente” ha esordito Don Luigi Ciotti dal palco del nono Congresso dell’associazione ambientalista a Bari, ospite questa mattina dell’ultima giornata di lavori.

“Il futuro ha bisogno di progetto – ha proseguito il presidente di Libera -. Nell’abitare il presente è necessaria una duplice consapevolezza: il presente è ora e adesso e va abitato insieme”.
Nel suo intervento, lungamente applaudito, Don Ciotti ha ricordato Primo Levi, “che già parlava della zona grigia tra legalità e illegalità, tra giustizia e ingiustizia. Una zona che è prima di tutto un luogo mentale, interiore”.
“L’Italia – ha continuato – è innanzitutto un paese di disuguaglianze. E nelle disuguaglianze crescono le mafie”. Un pensiero va a Paolo Borsellino, che ebbe la lucidità di andare controcorrente quando tutti dicevano che la testa della piovra era stata tagliata, affermando che si trattava di “una perniciosa illusione”. Illusione che permane oggi, quando si dimentica che “le mafie al nord ci sono da 50 anni”.
“La democrazia – ha detto Don Ciotti – si fonda su due doni: la giustizia e la dignità umana. Ma la democrazia in Italia è pallida e non starà mai in piedi senza la nostra responsabilità. Il senso di responsabilità è la spina dorsale della democrazia e della Costituzione, che è anche il nostro primo testo antimafia”.

“La lotta alla mafia si fa innanzitutto a Roma in Parlamento. Vogliamo meno leggi e più legge. Non si riesce a voltare pagina perché di mafia parlano tutti ma pochi si impegnano per combatterla. Il problema non sono i mafiosi quanto i loro amici incensurati. La politica deve essere davvero al servizio del bene comune”.
“Abbiamo fame di cultura perché sveglia le coscienze e dà gli strumenti per essere persone libere. La bellezza, che è stata uno dei temi portanti delle riflessione congressuale di Legambiente, è rinnovamento etico ed è ancora più urgente delle riforme. Serve un rinnovamento profondo e radicale delle coscienze. Dobbiamo uscire insieme da questo coma etico e dal degrado morale”.
Il presidente di Libera ha infine sottolineato “la vergogna di quanto accaduto in Italia con i migranti”. “I Cie devono sparire – ha detto -. Sono subdole forme di carcerazione. Indignarsi non basta più, bisogna provare disgusto: serve uno scatto in più per restituire dignità alle persone. L’accoglienza nasce dal sapersi tutti diversi. Togliamo una g: non parliamo più di integrazione bensì di interazione”.

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