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Firenze, un sacerdote apre le porte della chiesa ai Rom

FIRENZE – La politica degli sgomberi è causa di continue sofferenze per la comunità Rom che vive a Firenze. Sembra incredibile che in un’epoca di continue scoperte scientifiche, che si propongono di migliorare l’esistenza di tutti gli esseri umani, vi siano persone relegate ai margini della società, costrette a vivere sotto i ponti, perché gli amministratori pubblici e le autorità giudicano troppo “lussuosa”, per il popolo più perseguitato del mondo, anche la vita all’interno di tende e baracche.

Sgomberare vuol dire perseguitare, avvilire, annientare un’etnia, se ai divieti di rifugiarsi in ripari di fortuna non corrispondono alternative civili e umanitarie. Dopo essere stato vittima di sgomberi e discriminazione, un bambino Rom di soli 3 mesi è finito nei giorni scorsi all’ospedale Careggi, colpito da polmonite. Gli altri bambini, le altre famiglie sono all’adiaccio: per loro il santo Natale sarà un giorno di gelo, dolore e abbandono. I banchetti, lo scambio di doni, le nenie e i vecchi film davanti al televisore saranno riservati ad altri cittadini, che Firenze considera più degni di commemorare la nescita di Gesù. Gesù, la cui condizione di fuggiasco e senzatetto era speculare a quella dei Rom. Ieri, per fortuna, un sacerdote ha detto basta. Basta all’odio razziale, all’ipocrisia di chi perseguita un popolo spacciando la propria disumanità per “lotta al degrado”, in difesa di un concetto di “sicurezza” che pare simile a un ideologia di razza. Don Alessandro Santoro ha aperto gli occhi e nelle famiglie Rom infreddolite e scacciate da tutti ha visto il simbolo stesso del cristianesimo. “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”. Così il religioso ha deciso di aprire a quell’umanità dolente le porte della chiesa di Santa Maria a Peretola. Stanotte numerose famiglie dormiranno lì,  nell’antico tempio cristiano che reca sulla facciata lo stemma dell’ospedale di Santa Maria Nuova: una gruccia, simbolo del sostegno che ogni buon cristiano avrebbe il dovere di dare ai deboli. Don Santoro ha trascorso molte ore a telefonare ai politici e alle autorità, chiedendo loro con voce ferma di abbandonare l’ostilità verso la gente Rom, sostituendola con solidarietà e amore, come nelle funzioni di chi deve amministrare una città per il bene di tutti e non solo dei cittadini più fortunati.

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