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Il pogrom anti Rom di Torino di fronte all’Unione europea

ROMA – Il Gruppo EveryOne ha denunciato alle istituzioni dell’Unione europea l’episodio di Torino, dove una folla, incitata dalla solita calunnia razzista del “Rom stupratore”, ha dato alle fiamme le baracche, le tende e le roulotte di un insediamento Rom. Ha già risposto il parlamentare europeo, eletto per l’Ungheria, Surján László, che riferirà del pogrom torinese all’assemblea dell’Ue.

I Rom di Torino sono nelle stesse condizioni di emarginazione e abbandono in cui si trovano tante altre comunità Rom nel resto d’Italia, con mancanza di progetti utili, associazioni che prolificano e cercano di fagocitare fondi (fondi che poi non esercitano alcun beneficio reale verso le famiglie Rom, che continuano a sopravvivere in baracche, senza alcun sostegno sociale), diffusione di una cultura intollerante. E’ necessario cambiare strada, non solo combattendo l’intolleranza, ma anche facendo in modo che alle tante parole spese a favore del concetto di “integrazione” seguano anche fatti concreti. Torino, come Milano, Roma, Bologna, Firenze, Napoli e tante altre città, deve ripensare ogni approccio a politiche e azioni a tutela dei Rom e dei Sinti, effettuando prima di tutto un’autoanalisi. Servono progetti veri di efficacia misurabile, con un calendario dei piani di sostegno e un monitoraggio degli stessi da parte di organismi al di sopra di ogni sospetto. Ogni volta che ne scriviamo o mettiamo in discussione dati e risultati nelle diverse città, Torino compresa, noi di EveryOne riceviamo attacchi, critiche, inviti (in tono perentorio) a non interessarci al lavoro delle amministrazioni e delle associazioni. Siamo dispiaciuti del “fastidio” che provochiamo in tanti operatori sociali, ma se davvero vi sono buona fede e intenti trasparenti, perché mai del tanto denaro destinato a progetti di inclusione e supporto alle famiglie Rom non si nota traccia nelle condizioni di vita di tali famiglie, la cui difficile esistenza si svolge oggi come cinque, dieci, cinquanta anni fa in luoghi malsani e inospitali, all’interno di baracche costruite dagli stessi Rom con materiali di recupero, senza servizi, senza prospettive, senza speranze?

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