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Ombre di Guerra al Museo dell’Ara Pacis. 90 scatti per dire basta alla guerra

Una fotografia non può costringere. Non può svolgere il lavoro morale al posto nostro. Ma ci può mettere sulla buona strada. Susan Sontag

ROMA – Ombre di guerra’ è la mostra fotografica sostenuta dalla Fondazione Veronesi che aprirà  il 14 dicembre 2011 e sarà visibile fino al 5 febbraio 2012 al Museo dell’Ara Pacis di Roma.  La scelta di questo luogo per ospitare la mostra non è affatto casuale. L’Ara Pacis è infatti l’altare della Pace che l’Imperatore Augusto fece costruire nel 9 sec a.c. al termine delle imprese militari da lui condotte a nord delle Alpi,  tra cui l’assoggettamento dei Reti e dei Vindelici, il controllo definitivo dei valichi alpini ed infine la visita nella penisola iberica finalmente pacificata. Insomma un simbolo di pace all’interno dell’Urbe fortemente voluto anche se questo non significò affatto la fine delle guerre, anzi!

La mostra, dedicata a scatti di guerra, nasce nell’ambito dell’iniziativa ‘Science for Peace’, un movimento creato nel 2008 che ha come scopo la diffusione di una cultura di pace, di riduzione delle spese militari, in particolare degli ordigni nucleari, e a favore di maggiori investimenti per la ricerca e lo sviluppo.
L’esposizione è un percorso visivo ‘doloroso’, come sottolineano gli stessi curatori, che si compone di 90 scatti.  Una sfllata di immagini dal valore altamente simbolico, dei più grandi reporter di guerra che furono sempre in prima linea nei maggiori conflitti internazionali. Immagini crude, violente, spesso cariche di odio e di sofferenza, vere e proprie icone della fotografia che testimoniano la sanguinosa indole dell’uomo e richiamano l’attenzione sulla follia della guerra. La guerra è spesso a poche centinaia di chilometri da noi, eppure nella nostra percezione spesso è come fosse in un altro mondo. Queste fotografie possono rappresentare un punto di partenza per un ragionamento e una meditazione di tipo etico, hanno un valore rivelatore anche se talvolta destabilizzante. Sono fotografie che nella loro volontà di raccontare e denunciare pongono l’accento anche sulla dimensione trans-storica dell’immagine. La fotografia infatti quale ‘verità fissata’, in grado di impadronirsi di un frammento di tempo, rendendolo eterno e duraturo, diviene potente arma di riflessione, un invito a prestare maggiore attenzione e ad analizzare la realtà con spirito critico. Ma non solo. Le fotografie di guerra aprono anche la questione sul doppio valore della fotografia: da una parte c’è infatti il loro valore estetico, quello cioè di creare opere d’arte anche se talvolta scioccanti, dall’altro invece quello di produrre dei documenti e di ricavarne una lezione storica e politica.  Come sottolinea infatti Susan Sontang in ‘Davanti al dolore degli altri’ : ” Sotto forma di immagine una cosa può apparire bella come non lo è nella vita reale”.

Tra le opere esposte ovviamente quelle di Robert Capa, forse il più famoso fotoreporter di guerra, sua la celebre frase: “Se le tue foto non sono buone significa che non eri abbastanza vicino”,  tra i suoi scatti ovviamente lo sbarco in Normandia, o la foto con il soldato colpito durante la guerra civile in Spagna. Ci sono anche fotografi italiani tra cui Gabriele Basilico con i suoi scatti di Beirut. C’è poi il fotografo francese Georges Mérillon con ‘Veillés funèbre au Kosovo’ del 1990, successivamente definita ‘Pietà del Kosovo’. Un immagine questa davvero eccezionale dove il valore estetico e iconografico (“ricorda una tela del Mantegna o di Rembrandt” disse a suo tempo Francois Mitterand),  e la capacità di generare compassione, rivolgendosi all’aspetto più emotivo dello spettatore, si somma alla capacità politica di sottolineare e raccontare una tragedia locale, trasfigurandola in una dimensione senza spazio e senza tempo.

Fotografi in mostra
Abbas, Eddie Adams, Lynsey Addario, Dimitri Baltermants, Micha Bar-Am, Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Werner Bishof, Phili Blnkinsop, Jean-Marc Bouju, Alexandra Boulat, Margaret Bourke-White, Henri Bureau, Larry Burrows, Romano Cagnoni, Robert Capa, Gilles Caron, Francesco Cito, Mario De Biasi, Corinna Dufka, Thomas Dworzak, Stuart Franklin, Leonard Freed, Mauro Galligani, Marc Garanger, Jean Gaumy, Ashley Gilbertson, Stanley Greene, Philip Jones-Griffith, Ron Haviv, Tim Hetherington, Henri Huet, Yevgeni Khaldei, Josef Koudelka, Alex Majoli, Eiichi Matsumoto, Don McCullin, Susan Meiselas, Georges Merillon, Davide Monteleone, James Nachtwey, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Joe Rosenthal, Sebastião Salgado, David “Chim” Seymour, Crhistiane Spengler, Tom Stoddart, Anthony Suau, Gerda Taro, David Turnley, Nick Ut, Peter van Agtmael, Riccardo Venturi, W. Eugene Smith, George Steinmeyer, Laurent Van der Stockt, Francesco Zizola

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