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ROMA – Altro giro altro regalo. Oggi è in atto lo sciopero dei dipendenti pubblici, gli “statali” (compreso il Servizio Sanitario, Medici e lavoratori del settore). La domanda sorge spontanea: se la “manovra” fosse stata ritenuta valida ed equa, perché tutte queste categorie sarebbero scese in piazza per protestare?

Potrebbe sembrare una riflessione banale ma non lo è.  Si tratta di una protesta diffusa, che riguarda le mille anime di un Popolo che alza la voce e del quale Monti e Soci non potranno non tener di conto, o si fa marcia indietro soltanto quando a minacciare la serrata sono le farmacie, forti di avere alle spalle l’industria del farmaco?? Guardiamo le cose come stanno e chiamiamole con il loro nome. Guarda caso il ministro Fornero esce tempestivamente con dichiarazioni tendenziose sull’articolo 18. Si batte sempre il chiodo su lavoratori e pensioni! L’eterna Marcegaglia non si lascia ovviamente sfuggire all’occasione e rilancia al fine di porre una volta per tutte la pietra tombale su quella che è stata fino ad oggi la più grande conquista dei lavoratori. Il tempismo di questa donna è eccezionale, la scaltrezza forse di più, anche se resta difficile capire cosa voglia di più, dopo aver beneficiato di un terzo dei proventi della manovra che sono stati destinati direttamente o indirettamente proprio all’imprenditoria! Dura la presa di posizione dei sindacati che si sono ricompattati proprio grazie ai provvedimenti governativi. Le dichiarazioni dei leader sindacali sono aspre, e mostrano tutta la rabbia per la palpabile amarezza che ha ben poco di costruito quanto semmai deriva proprio dal vissuto del Cittadino, del lavoratore. Si avverte palesemente tra la Gente.

Bonanni si spinge ad accusare il governo “di aizzare la piazza”, mentre Susanna Camusso replica sottolineando con forza come l’art. 18 sia “una norma di civiltà che dice che nessun datore di lavoro può licenziare qualcuno perché gli sta antipatico, perché non ha opinioni, perché è iscritto a un sindacato o fa politica. E’ importante che rimanga perché è un deterrente”. Ci chiediamo come possa essere tradotto quel “grande spirito di collaborazione e atteggiamento costruttivo” che Lady Confindustria chiede ai sindacati. Emma Marcegaglia ripete sempre lo stesso ritornello: “Pensiamo che la riforma del mercato del lavoro vada affrontata con molta serietà, molto pragmatismo, però vada affrontata perché abbiamo rigidità in uscita che non hanno uguali in Europa, e, in alcuni casi, anche rigidità in entrata che penalizzano giovani e donne”.  E’ il classico punto di vista medioevale del “padrone” che detta le regole forte dell’investimento del capitale. Parla di “momenti come questo”, come se la crisi fosse nata oggi e non il frutto di “qualcosa” che sta dissolvendosi perché ha fagocitato tutto quanto era possibile, creando disparità e squilibri che non possono più essere tollerati né regolati. Non è l’articolo 18 il male dell’economia italiana e mondiale, ma bensì un sistema collassato, giunto al capolinea e che reclama una vera alternativa.  Non sentiamo mai parlare di innovazione e ricerca, di formazione continua, di umanizzazione del lavoro, del modo di far cessare un precariato che si è incuneato grazie a quella flessibilità per tanto tempo voluta e propugnata!  Quando si parla di mercato del lavoro ci dovremo chiedere il motivo per il quale i salari dei lavoratori italiani sono i più bassi d’Europa.

Ma sembra che questo non preoccupi il ministro Fornero che anzi, parla di “stipendi più bassi in entrata”!  Non so’ se si capisce il disegno, ma questo percorso è indicativo di un indirizzo che favorisce solo ed esclusivamente l’imprenditoria, il PADRONE!  E si continua a strumentalizzare meschinamente termini quali “giovani” e “Donne” al solo scopo di far fuori una grossa parte di quei lavoratori attivi, spesso costretti a “riposo” forzato con casse integrazioni e dinamiche del genere, che non pesano solo sui bilanci delle imprese ma per primi proprio su queste Persone.  Si chieda questo la Signora Marcegaglia! Mercato del lavoro… Chi crea il mercato? Da cosa è regolato? Siamo dipendenti dal mercato o lo costruiamo con regole che abbiano come principio basilare proprio quell’equità tanto cara al Nostro premier?? E’ facile parlare di costi che gravano sulle imprese senza dire quanto le Stesse guadagnano e accumulano nel tempo grazie al lavoro (sottopagato) dei loro dipendenti. Una cosa è certa: la gestione privata da sola ha funzionato solo fino a quando ha potuto accumulare ricchezza e ingrassare il capitale. Poi siamo arrivati alla saturazione dei mercati, alla competitività non basata sulla qualità del prodotto ma sulla manodopera a ribasso. Ultima fermata di un sistema socioeconomico che non può reggere ancora per molto. La parola deve ritornare al Cittadino, al Popolo, in modo che possa valutare proposte e prospettive e, ancora più importante, chi potrebbe interpretarle al meglio!

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