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Eritreo deportato dall’Italia in Turchia. Pericolo persecuzione e morte in Eritrea

Att.ne UNHCR, Governo italiano, Commissario Europeo Diritti Umani

ROMA –  Il signor Kidan Asmeron, nato ad Asmara (Eritrea) il 23 aprile 1977 è stato arrestato all’aeroporto di Roma dalle autorità italiane in data 14 dicembre 2011. Il giovane, che proveniva dall’Eritrea, nazione in cui è in corso una grave crisi umanitaria, ha chiesto protezione internazionale, facendo presente di aver già subito gravi forme di persecuzione in Eritrea: due anni di carcere per aver rifiutato l’arruolamento coatto, nonché trattamenti inumani e degradanti. Quindi Kidan Asmeron è fuggito dall’Eritrea, affrontando il pericoloso viaggio verso il Sudan, dove ha vissuto per due anni e da dove ha preso contatto con la sorella in Germania. La polizia italiana gli ha consentito di effettuare una telefonata alla sorella, alle 8.30 del mattino. Il giovane tentava di spiegare che a causa del suo stato di profugo, non disponeva di tutti i documenti richiesti, ma solo del passaporto e che era necessario un contatto con l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati per chiarire la sua posizione umanitaria. Le autorità tuttavia ignoravano le richieste del giovane, che si appellava invano alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati. Le autorità non prendevano contatto con l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, ma decidevano di deportare il profugo in Turchia. Perché in Turchia?

 

Le autorità non hanno fornito spiegazioni, ma hanno comunicato al profugo che la deportazione era stata decisa poiché i suoi documenti non erano sufficienti per accoglierlo in Italia. Lo stesso giorno, il 14 dicembre 2011, le autorità italiane costringevano il profugo a imbarcarsi su un volo per Istanbul. Kidan riusciva a contattare la sorella da Istanbul alle 20.00. Si trovava nella stazione di polizia dell’aeroporto. Comunicava alla sorella di trovarsi agli arresti e di non aver avuto, neanche a Istanbul, diritto a un interprete né a un contatto con l’UNHCR. Il Gruppo EveryOne, in contatto con la sorella di Kidane, lancia un appello urgente all’UNHCR e al governo turco affinché il profugo non venga deportato in Eritrea, dove subirebbe l’imprigionamento, trattamenti inumani e degradanti e forse la morte, come è accaduto a molti altri profughi ingiustamente rimpatriati in Eritrea. Il Gruppo EveryOne chiede inoltre al governo italiano di rivedere la propria posizione rispetto al giovane, posizione che viola apertamente la Convenzione di Ginevra del 1951 e che ha messo – attraverso un’inspiegabile deportazione in Turchia – un profugo innocente e già vittima di persecuzione in gravissimo pericolo di vita. E’ fondamentale che il governo italiano comunichi con grande urgenza con il governo turco, per concordare un rientro del giovane in Italia o comunque il trasferimento di Kidan in un paese sicuro.

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