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Egitto sotto la morsa del regime. I militari sparano su folla, 3 morti, uno aveva 12 anni

IL CAIRO – Sono tre le vittime dei violentissimi scontri nella nottata tra manifestanti e forze dell’ordine a piazza Tahrir. La notizia arriva da fonti mediche, che danno conto anche di 57 feriti. Tra le vittime un ragazzo di 12 anni. Nelle ultime ore, i manifestanti erano riusciti a prendere il controllo della piazza, prima che l’esercito vi facesse irruzione. In 4 giorni di proteste sono morte 17 persone per asfissia da gas lacrimogeni o perché colpite da proiettili.

 

Per il quinto giorno consecutivo, i militari egiziani hanno sparato proiettili contro i manifestanti, oltre ad aver usato di bastoni e di gas lacrimogeni per disperdere la folla accampata in piazza Tahrir, simbolo della rivolta che ha portato alle dimissioni l’ex presidente Hosni Mubarak. Secondo testimoni, centinaia di forze governative sono entrate nella piazza della capitale e hanno aperto il fuoco contro i manifestanti pacifici. «Centinaia di forze della sicurezza dello Stato e dell’esercito sono entrati nella piazza e hanno iniziato a sparare pesantemente. Hanno inseguito i manifestanti e dato fuoco a qualsiasi cosa che trovavano sulla loro strada, compresi dispositivi medici e coperte», ha raccontato un manifestante. I leader militari sono accusati di un uso eccessivo della forza contro i manifestanti. In quattro giorni di sanguinosa repressione a piazza Tahrir sono morti 14 manifestanti e oltre 500 sono rimasti feriti.

Nel frattempo il ministero della Salute indorma chesono una dozzina le vittime degli scontri tra manifestanti e forze delle sicurezza registrati da venerdì in piazza Tahrir. Secondo gli attivisti, però, il numero delle vittime salirebbe a 17 morti. Da ieri la giustizia militare egiziana sta indagando su due casi che coinvolgono militari nelle violenze alla televisione pubblica a ottobre e nei test di verginità ai quali sono state sottoposte manifestanti durante e poco dopo la rivoluzione di gennaio. Lo ha riferito il capo della giustizia militare Adel al Morsi, il quale ha negato che non si stia procedendo in giustizia contro gli autori di queste violenze.

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