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FIRENZE – Il percorso attraverso un’opera che costituisce senz’altro il primo tentativo di indagine giuridica esaustiva sul tema delle garanzie di accesso ad Internet.

Il Volume raccoglie le relazioni e gli interventi presentati in occasione della Tavola rotonda sul tema del diritto di accesso ad Internet, che si è tenuta a Roma il 30 novembre 2010, nell’ambito della sessione italiana dell’Internet Governance Forum (IGF) 2010. Per l’ampiezza e l’originalità delle riflessioni prodotte da ciascun Autore, l’opera costituisce senz’altro il primo tentativo di indagine giuridica esaustiva sul tema delle garanzie di accesso ad Internet. Pubblicato da ESI, nell’ottobre 2011.

Il volume è curato da Marina Pietrangelo, laureata con lode in diritto costituzionale all’Università degli Studi di Roma «La Sapienza» ed ha conseguito il dottorato di ricerca in Metodi e tecniche per la formazione e la valutazione delle leggi all’Università degli Studi di Genova. È ricercatrice presso l’Istituto di Teoria e Tecniche dell’Informazione Giuridica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove è responsabile della sezione di studi e ricerche in materia di diritto pubblico dell’informatica. Tra i suoi scritti in tema di diritto e tecnologie: La società dell’informazione tra realtà e norma, Milano, 2007.

La curatrice Marina Pietrangelo: “La questione della garanzia dell’accesso alla rete Internet, quale precondizione per qualunque ulteriore discorso giuridico sull’Internet, è infatti tema di cui la scienza giuridica si è sempre occupata marginalmente, pur se con contributi ben significativi (Costanzo, Rodotà). A ciò si aggiunga che la comunità scientifica ha spesso confuso il nostro tema con il diverso profilo dell’accesso (e del diritto) all’informazione, se non addirittura con quello più circoscritto dell’accesso alle informazioni giuridiche. Ma la questione è ben altra, se è vero che proprio le caratteristiche del nuovo mezzo lo rendono idoneo anche allo svolgimento di altre attività umane, le quali muovono sì dallo scambio di dati e informazioni, ma non si esauriscono in esso.

 

I contributi presentati in questo Volume hanno, dunque, il pregio, ciascuno per sé, ma più ancora congiuntamente, di esplorare tutti i profili giuridici evocati dal tema dell’accesso ad Internet, tenendo conto del diritto positivo (dalle Carte costituzionali alla legislazione ordinaria, alle convenzioni e prassi internazionali) prodotto ai diversi livelli territoriali (nazionale di uno o più Stati, comunitario, internazionale), delle fonti giurisprudenziali e della letteratura già consolidata sul tema. Non poche sollecitazioni sul tema discusso sono ravvisabili negli interventi regolatori di questi ultimi anni, tra legislazione ordinaria e modifiche costituzionali, oltre che nelle prime e rilevanti pronunce di giudici costituzionali. Così che gli interrogativi, ai quali i lavori dello scorso novembre qui raccolti hanno forse tentato di offrire una prima risposta, sono davvero molti. Se ne possono indicare alcuni: il riconoscimento in via legislativa di un diritto quale quello di cui oggi ci occupiamo, come per esempio è avvenuto nel nostro Paese con la cosiddetta legge “Stanca “(v. l’art. 1, co.1, l. n. 4/2004), è di per sé sufficiente a porre una tutela o non è forse necessario prevedere che tale diritto sia realmente esigibile? E l’azione dei governi rispetto ad un eventuale previsione legislativa non è forse altrettanto rilevante per garantire l’effettività del diritto in questione? E ancora, il riconoscimento a livello costituzionale di tale diritto, come è avvenuto già in alcuni Paesi (Grecia, Ecuador), pone garanzie ulteriori di effettività? E poi, per esempio, seguendo l’orientamento del Conseil constitutionnel francese (v. la décision n. 2009-580 DC), il diritto di accesso ad Internet può essere oggi considerato un diritto fondamentale, vista la sua caratteristica di presupposto necessario delle libertà di comunicazione e di espressione, sancite nelle Carte costituzionali? Qual è il contributo dell’Unione europea in tema di diritto di accesso ad Internet, anche alla luce delle recenti modifiche apportate al cosiddetto “pacchetto telecom” (direttiva 2002/21/CE)? E di nuovo, non è forse giunto il momento di considerare Internet un servizio universale, includendo quindi la banda larga tra le prestazioni obbligatorie di tale servizio?. Interrogativi ai quali tutti il Volume tenta di offrire una prima risposta.”

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