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Sinai, la campagna contro il traffico di schiavi ottiene la liberazione di altri 32 profughi

ROMA –  In seguito alla campagna contro il traffico di migranti e organi umani nel Sinai, condotta dal Gruppo Everyone, New Generation Foundation for Human Rights, Icer, Coalition for Organ-Failure Solutions, Eritrean Concern e altre ong e in seguito alla diffusione del documentario della CNN “Death in the Desert”, andato in onda per la prima volta il 5 novembre 2011, centinaia di rifugiati subsahariani sono stati liberati dai predoni.

E’ stato concesso loro di raggiungere Israele. Un risultato così incoraggiante che ha indotto la CNN ad avviare il Progetto Libertà (Freedom Project) – con cui collabora l’intera rete di ong contro la tratta di esseri umani – e a sostenere con ancora maggiore convinzione il lavoro umanitario degli attivisti. Nel frattempo il Gruppo EveryOne e i suoi partner hanno inoltrato nuove denunce alle autorità egiziane e internazionali contro i trafficanti, fornendo le loro generalità e la locazione dei loro covi. Trattandosi per la maggior parte di trafficanti palestinesi, membri di spicco di organizzazioni di lotta armata – Abu Khaled, Abu Ahmed, Abu Mahmoud, Abu Abdellah  e altri – le denunce sono state indirizzate anche all’autorità palestinese.  Contemporaneamente, membri di spicco di alcune tribù beduine hanno iniziato, in concerto con le forze dell’ordine e i militari egiziani, a contrastare i traffici, liberando alcuni gruppi di migranti subsahariani e inducendo alcuni trafficanti a interrompere le loro attività criminali. Il 22 dicembre 2011, anche un noto capo-trafficante della famiglia Sawarka, incalzato dalle autorità e dalla forza di sicurezza beduina, ha deciso di liberare 32 giovani prigionieri, in prevalenza eritrei, senza pretendere il pagamento del riscatto.

Il gruppo si trova ora in Israele. Secondo la New Generation Foundation for Human Rights, vi sono ancora, nel Sinai, tra campi di prigionia gestiti da trafficanti beduini. Secondo la stessa organizzazione, entro i primi mesi del 2012 anche gli ultimi campi saranno smantellati e le principali tribù beduine si faranno garanti della fine dei traffici di schiavi e organi umani nel Sinai. Il Gruppo EveryOne e la rete di ong contro il traffico, tuttavia, sta completando una relazione che identifica i trafficanti ancora in attività, autori di decine di omicidi, violenze, stupri ed atti efferati contro i migranti. I principali responsabili di tali atrocità rispondono ai nomi di Abu Musa e Abu Abdullah. La relazione accompagnerà una denuncia per crimini contro l’umanità trasmessa dal Gruppo EveryOne e dai suoi partner alle autorità egiziane, palestinesi e internazionali, nonché alla Corte Penale Internazionale.

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