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ROMA – “Nel 2011, per la prima volta, la maggior parte degli eventi è stata raccontata prima, meglio o esclusivamente dalla Rete”. “Uno sguardo sul 2011 che non comprenda tweet, blog, fotografie e video immediatamente caricati online, è uno sguardo parziale, incapace di raccontare la vera ricchezza dei tanti eventi che si sono svolti in questo lungo e intenso anno”.

“Year in hashtag” è un sito che racconta il 2011 attraverso le cronache della rete, in particolare attraverso le voci che si sono espresse su Twitter (social network con il quale è possibile far sapere, a tutto il mondo, cosa si sta facendo in un determinato momento). Così la tradizionale sintesi di fine anno che caratterizza questo periodo dell’anno, si colora di foto, filmati e parole cui il sito di microblogging ha dato volume.
La Primavera Araba, il terremoto in Giappone, la morte di Steve Jobs, l’anno passato scorre declinato da una selezione di parole chiave o hashtag (identifica l’argomento di cui si parla), che narrano gli avvenimenti dalle esperienze dirette di chi le ha vissute. Le notizie si “puliscono” da ogni filtro e si diffondono dando vita ad un giornalismo partecipativo. In Italia, nell’Aprile del 2009, i primi a dare l’allarme furono gli utenti di Twitter. Da allora molto altro si è letto dell’Italia nei “cinguettii” dei twitters, dalle manifestazioni NO TAV all’alluvione in Liguria e alle dimissioni di Berlusconi.

“Per Time persona dell’anno è The Protester. A scorrere Year In Hashtag non si può non essere d’accordo: sono le piazze i luoghi in cui la Storia è passata e si è fermata a lungo nel 2011, sono coloro che hanno animato quelle piazze ad aver scritto pagine di storia, ad aver gettato le basi per le storie che verranno. Però noi pensiamo che persona dell’anno sia anche il citizen journalist, che spesso non è altro che “il manifestante” armato di smartphone e account su un social network e in altri casi è qualcuno che non può fisicamente essere presente ma da casa sua, con computer e connessione a internet, partecipa agli eventi in modo semplice ma fondamentale: raccontando quello che succede, raccogliendo notizie, informazioni, richieste, fotografie, video e rilanciandoli, amplificandoli, contribuendo a costruire la narrazione dell’evento”.

140 caratteri per ogni tweet, una nuova forma d’informazione, ben lontana da quella di governo con stipendi gonfiati e note spese da capogiro.

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