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ROMA –  La notizia dell’abolizione dell’ordine è stata avanzata già da 4 o 5 mesi, precisamente dalla manovra Tremonti di ferragosto che ha recepito una direttiva europea secondo la quale è necessario abolire tutti gli ordini professionali il cui accesso non è determinato dal superamento di un esame di Stato.

Adesso la modalità di riforma dell’Ordine sta per cambiare radicalmente e in peggio il mondo dell’informazione. Chi infatti scriverà senza essere iscritto all’Ordine rischia una denuncia penale per esercizio abusivo della professione.

Ebbene, a questa manovra di ferragosto son seguite altre due leggi, la manovra di settembre che prevedeva l’abolizione dell’elenco dei pubblicisti e la legge di stabilità che Berlusconi ha fatto passare in fretta e furia prima delle sue dimissioni. Dopo questi interminabili passaggi parlamentari è subentrato il Professor Monti che ha riconfermato le leggi già redatte dal Governo Berlusconi.

In realtà i pubblicisti di alcune regioni sostengono una sorta di colloquio e, chi ha la fortuna di non essere disoccupato, versa anche i contributi. Ma poiché la nostra burocrazia è cieca questo passaggio sembra lasciare il tempo che trova.

Da pochi giorni improvvisamente tutti i giornalisti si sono svegliati ed hanno cercato di capire qualcosa in più sulla loro sorte anche se ormai l’abolizione dell’ordine dei pubblicisti è già in programma. La data dei funerali è prevista per il 13 Agosto, esattamente 12 mesi dopo dalla prima manovra. Sarà entro quella data che gli 80mila pubblicisti verranno epurati.

Adesso il problema su cui tutti si stanno focalizzando è: come si potrà da pubblicista accedere all’Ordine dei professionisti? Le strade sono infatti quattro: I pubblicisti avranno presumibilmente la possibilità di fare un praticantato ridotto solo nel caso abbiano guadagnato almeno 7500 euro all’anno e versato i contributi all’Inpgi2.

Chi è disoccupato o scrive gratis per editori senza soldi o troppo avidi resterà tagliato fuori. Anche se quindi tutti danno la colpa alle leggi che il Parlamento sta approvando, la vera colpa di questa confusione è proprio dell’Ordine dei giornalisti che non ha praticamente messo in atto l’unica soluzione logica e cioè quella di introdurre l’esame di stato anche per il Pubblicisti. Sarebbe bastato questo.

Si tratta in pratica di una riforma interna all’Ordine che sta mandando in subbuglio l’intero mondo dell’informazione. Non solo saranno tenuti fuori i disoccupati, ma anche chi è in procinto di terminare i 24 mesi di praticantato per ottenere l’iscrizione all’albo dei pubblicisti. Si tratta di una riforma che andrebbe discussa con il Sindacato dei giornalisti e non presa ab origine senza consultare nessuno.

L’Ordine ha preferito cogliere la palla al balzo delle leggi varate per riformare i due elenchi ma ad essere calpestati saranno i precari e i disoccupati.
Tra le altre ipotesi che si leggono sul sito di Franco  Abruzzo ex Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, vi sono anche l’unificazione dell’esame di stato con l’esame di laurea. In pratica i giornalisti dovranno essere laureati, anche se la maggior parte dei professionisti di grido non lo sono. Questo presupporrà che valenti giornalisti della casta avranno cattedre universitarie. Ma quali atenei potranno permettersi l’istituzione di queste cattedre? Veramente pochi dati i tagli all’Istruzione  e questo favorirà la polarizzazione di iscritti alle Università private di giornalismo.

Poi resta il nodo cruciale dei giornalisti professionisti che non possono incassare soldi in pubblicità. In pratica: se sei un pubblicista puoi rischiare la cancellazione dal tribunale della tua testata, se sei un professionista non potrai aprirla e dare lavoro agli altri perché non puoi incassare soldi con la pubblicità. Il vantaggio è solo dei grandi editori.

Ma non è finita! Si legge sempre sul sito di Franco  Abruzzo e su una spiegazione scritta dalla consigliera dell’Ordine nazione dei Giornalisti, Antonella Cardone: “tutti coloro che non saranno iscritti all’ordine dei professionisti non potranno svolgere la professione in modo continuativo (es. 10 articoli all’anno). Chi lo farà sarà oggetto di denuncia penale per esercizio abusivo della professione.

Ve la immaginate Milena Gabanelli denunciata per esercizio abusivo della professione? Ma la cosa più assurda è che questa modalità non farà altro che gettare in ginocchio le piccole realtà editoriali che hanno fin troppo abusato della possibilità di garantire il tesserino da pubblicista anche se, in molti casi, pagano regolari ritenute d’acconto a giornalisti pubblicisti precari che scrivono per loro. Oppure fanno un conguaglio di fine anno verso la partita IVA dei dipendenti.

Ma se non si potrà più firmare una propria inchiesta, che fine farà l’articolo 21 della Costituzione? E che fine faranno i giornalisti di razza? Diventerano tutti dei gohst Writers senza un nome da difendere.

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