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COLLEFERRO – Mentre molte famiglie colleferrine trascorrevano il Natale sterilizzando l’acqua anche per lavarsi le mani,  un consigliere di maggioranza candidamente confessava ad una emittente televisiva locale che per il problema causato dal famigerato pozzo n. 7 erano stati spesi tanti soldi inutilmente.

Infatti il guasto che ha prodotto la contaminazione di gran parte dell’acquedotto comunale gestito da Italcogim  è causato da una rottura proprio allo stesso pozzo che aveva dato i medesimi problemi per tutto il mese di ottobre 2009.
In una recente risposta ad una interrogazione consiliare l’Amministrazione comunale aveva spiegato che per rintracciare il guasto del 2009 il pozzo era stato videoispezionato da una ditta specializzata e successivamente il danno era stato riparato.
Dopo soli due anni il problema si ripresenta, mettendo in evidenza  ancora una volta le carenze e l’incuria di una gestione che non trova responsabili. Da una parte l’amministrazione che cura la parte economica di manutenzione e investimenti, dall’altra un gestore che non si preoccupa di una fornitura idrica nei termini consentiti dalla legge e che funge essenzialmente da esattore.
E’ stato necessario isolare il pozzo n. 7 e attivare immediatamente il nuovo pozzo n. 8, che è stato costruito, lo ricordiamo, interamente con i soldi della collettività. Così come sarà l’Amministrazione comunale a pagare il carburante necessario al funzionamento in stato di emergenza del nuovo pozzo.
Probabilmente però il pozzo n. 8 era stato progettato per sostenere la crescente necessità idrica della cittadina, dovuta all’assurdo e costante incremento delle unità abitative (che sia occupata o meno, va garantita potenzialmente ad ogni nuova abitazione l’acqua potabile).

Il problema in realtà non è risolto ma solo spostato.
Ci lascia peraltro sconcertati il comunicato  inserito nei giorni scorsi sul sito del comune, che semplicemente “invita” anziché “obbligare”, come riportato nell’ordinanza, a bollire l’acqua; un comunicato tranquillizzante e tendente a minimizzare un problema tanto delicato.
Così come è incomprensibile l’atteggiamento di copertura nei confronti delle mancanze del gestore, anziché difendere gli interessi e la salute dei cittadini.
Ricordiamo che ad oggi l’Amministrazione comunale non ha ancora risposto ad una interrogazione consiliare presentata a metà novembre che chiede conto dei parametri qualitativi di gestione dell’acqua usati per giustificare gli aumenti in  bolletta.

Per l’ennesima volta e sempre più convinti, ribadiamo che è necessario e urgente un intervento risolutore per questo grave problema pubblico che ci trasciniamo da anni.
Si scavano pozzi nuovi, si rattoppano pezzi di acquedotto e fognatura, si spendono soldi, e tanti, senza un disegno organico delle infrastrutture idriche, senza trasparenza nei confronti dei cittadini e senza che il gestore, il responsabile del servizio, sia chiamato a rispondere del suo operato, anzi, accordandogli tacitamente anche l’aumento delle tariffe.
In definitiva, dopo la revoca dell’ordinanza di divieto all’uso dell’acqua, restano ancora prive di risposta le cause che in questi anni hanno portato solo oggi alla chiusura del pozzo incriminato. La gestione di un bene così importante oltre che inaffidabile risulta essere anche poco trasparente.

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