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Max. Arturo Brachetti: la depressione, il corpo, Woody Allen e Fiorello

PARIGI –  “Quando ero al Mogadore a Parigi, venne a trovarmi Woody Allen. Mi disse: ‘Se un giorno porterai il tuo show a New York ti farò da padrino’”.

Arturo Brachetti, alla conquista di New York il prossimo ottobre con Ciak si gira! si racconta su MAX, in edicola e su iPad da martedì 3 gennaio. “Amo quasi tutto il cinema, dai film sperimentali ai kolossal, ciò che non sopporto sono i cinepanettoni, il frutto della degenerazione culturale in cui ci hanno cacciato i nostri politici. A me piacciono gli illusionisti come Tim Burton. Ma il più grande resta Fellini…”.
Meno forte l’amore per la televisione: “Se Fiorello fa 12 milioni di spettatori vuol dire che il pubblico è molto più avanti di quello che gli propinano solitamente. Ma secondo alcuni la gente dovrebbe rimanere ignorante”.
Qualche perplessità anche sul teatro in Italia: “Da noi ci si annoia troppo. Il teatro noioso è facile da fare: prendi un testo mediocre, metti su una compagnia mediocre e magari il pubblico viene a vederti. Ma così si fa un danno enorme al teatro”.

Il suo rapporto con la depressione “Nel 2004 ero a Parigi, lo spettacolo stava andando alla grande, le reazioni di pubblico e critica erano eccezionali. Stavo anche vivendo una bellissima storia d’amore. Eppure la notte non riuscivo a dormire, ero tormentato dalla tachicardia. Così consultai un cardiologo, mi disse che era causata dall’ansia e mi suggerì di andare da uno psicanalista. Bastarono quattro sedute per scoprire che la mia educazione cattolica mi faceva sentire colpevole di tutta quella felicità…”

Sulla cura del suo corpo: “Seguo una dieta dissociata, faccio stretching e pilates. Non bevo, non fumo e non uso droghe. Però vado pazzo per la papaya verde in polvere, pare sia afrodisiaca. Gli unici attentati alla dieta sono il panettone e il cioccolato. Poi, ogni sera, mi guardo nudo allo specchio e do una controllata, così mi mantengo”.
Brachetti crede nel potere della fantasia, e nella sua Torino ha acquistato una porzione di Palazzo Chiablese e l’ha trasformata in una casa magica: “È una grande scatola delle illusioni, con la stanza delle magie, dove conservo la mia collezione di giocattoli anomali e fuori commercio. Poi ci sono uno studio nascosto e il bagno che sembra un quadro di Magritte… c’è una porta che non si apre, a meno che tu non conosca il segreto. Ho fatto installare 11 telecamere, così quando sono lontano posso vedere col computer tutte le stanze e mi illudo di essere a casa… Per fare il giro completo ci vogliono 20 minuti, il giorno in cui deciderò di non calcare più le scene potrebbe diventare la mia nuova occupazione: visita guidata di casa Brachetti con spiegazioni e alla fine the con i pasticcini”.

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