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Fincantieri. Proteste delle tute blu da Genova a Palermo

GENOVA – Genova come Palermo, operai Fincantieri accomunati dallo stesso destino: un futuro incerto fatto di poche risposte e davanti agli occhi solo lo spettro della disoccupazione o al massimo della cassintegrazione.

 

 

 

Da questa mattina le tute blu della Fincantieri sono in stato di agitazione a difesa del loro posto di lavoro. A Palermo  gli operai si sono schierati davanti ai cancelli dell’azienda per protestare contro il piano di ristrutturazione che prevede 140 esuberi, ma già ieri alcuni manifestanti avevano bloccato la circonvallazione e altre strade del capoluogo siciliano.  A Genova  l’Aeroporto è stato bloccato  per diverse ore da un  corteo, partito poco dopo le nove dallo stabilimento di via Soliman a Sestri Ponente, arrivato poi all’aeroporto Cristoforo Colombo per occupare  l’entrata e le biglietterie.

 

I manifestanti protestano per la mancata convocazione da parte dei ministri dello Sviluppo Economico e dell’Interno, Corrado Passera e Anna Maria Cancellieri per discutere del futuro dello stabilimento genovese. “Passano i giorni – spiega Bruno Manganaro, segretario della Fiom di Genova – intervengono Comune, Provincia, Regione, e la convocazione non arriva mai. Ci sentiamo presi in giro” e aggiunge: “La situazione sta diventando insostenibile, se per avere un incontro con il governo bisogna fare i matti, allora faremo i matti”. La situazione sembra infatti diventata davvero insopportabile  e sarebbe il momento di trovare finalmente una strategia produttiva che riesca a rilanciare la cantieristica italiana. Dinnanzi a questa situazione di disperazione gli stessi tassisti in servizio all’aeroporto di Genova hanno scioperato per un quarto d’ora, questa mattina, in segno di solidarietà con gli operai Fincantieri. Un gesto apprezzato dai lavoratori dello storico stabilimento navale, che hanno stretto la mano ai tassisti presenti.

 

L’accordo separato (la Fiom non aveva infatti aderito)  presentato ma poi ritirato dall’azienda l’estate scorsa a causa della ferma reazione dei lavoratori,  prevedeva la chiusura dello stabilimento di Sestri Levante e il ridimensionamento di Ancona e Palermo. In particolare per quest’ultimo sito si parla ancora di 140 esuberi e di cassa integrazione per 470 persone, su un totale di poco più di cinquecento lavoratori. Ora se passasse questo piano sarebbe la morte lenta, ma neanche troppo, dello stabilimento e, come sottolinea  Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista – Federazione della Sinistra – Finncantieri è controllata dal Ministero dell’Economia e se è vero che Monti vuole rilanciare la crescita in Italia sarebbe il caso a questo punto che intervenisse ma  in maniera concreta. Forse sarebbe  semplicemente opportuno cambiare i vertici aziendali, responsabili dell’attuale grave situazione dell’azienda,  magari senza  ricorrere a liquidazioni milionarie, come già avvenuto in altri casi in Italia (vedi Alitalia per esempio!).

 

Per tutta la mattina si è ribadita  dunque la necessità di una convocazione da parte del ministro Passera, che pare, almeno secondo una nota della senatrice del Pd Roberta Pinotti, avrebbe assicurato un incontro a Roma per il 10 gennaio prossimo.

Intanto l’iniziativa di questa mattina della Fiom di bloccare le partenze è stata giudicata da Cisl e la Fim Cisl di Genova e della Liguria ‘estrema ed inutile’. In un comunicato Cisl e Fim Cisl ritengono infatti molto grave quanto avvenuto oggi nel corso della manifestazione indetta dalla Fiom Cgil a seguito della pesante vicenda che stanno vivendo i lavoratori del cantiere di Sestri Ponente. “Nei fatti – sostengono nel comunicato – non si giustificano atti di protesta così estremi, motivatiti dai dirigenti di questa organizzazione per ottenere un incontro con il ministro Passera sul destino del cantiere che sta a cuore a loro quanto a noi, sapendo perfettamente che tale incontro è già previsto per la prossima settimana, come comunicato formalmente alle organizzazioni sindacali dal prefetto di Genova”. “Non è facendo perdere ore di stipendio agli operai metalmeccanici e creando grossi disagi alla città – prosegue il comunicato – che si risolvono i problemi, ma lavorando a soluzioni produttive e occupazionali da portare al tavolo del ministro come la nostra organizzazione sta facendo (questione che non si risolve certamente anticipando magari di pochi giorni gli incontri già previsti)”.

 

L’occupazione dell’aeroporto è comunque terminata intorno alle 16.00 dopo l’assicurazione dell’incontro del 10 gennaio, per cui è ripreso regolarmente l’accesso dei passeggeri in partenza ai gate.

 

Il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini ha affermato in una nota che la  Fiom parteciperà all’incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, per riprendere il confronto sulle prospettive industriali del Gruppo. Lo scopo dell’incontro,  in cui potranno essere individuati anche eventuali ulteriori appuntamenti,  dovrà essere mirato alla “definizione di un’intesa che, sulla base di soluzioni industriali credibili, risponda alle esigenze di sviluppo produttivo e soprattutto di salvaguardia dell’occupazione e di tutti i cantieri del Gruppo”.

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