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ROMA – La Sicilia da due giorni è in fermento. Gli autotrasportatori dell’Aias e i produttori agricoli del “Movimento dei forconi” – movimento che da il nome all’intera protesta/rivolta – hanno deciso di bloccare le arterie principali della regione per manifestare il proprio dissenso contro l’aumento del costo del carburante, la mancanza di una regolamentazione dei pagamenti della committenza, il cartello imposto dalle compagnie assicurative e una rete infrastrutturale inadeguata, blocco delle procedure esecutive della Serit, l’agenzia siciliana di riscossione dei tributi.

Stando alle notizie, provenienti dai vari social network, in provincia di Siracusa la gran parte dei manifestanti ha trascorso la notte dentro le tende; il gruppo pare si sia riunito sotto la sigla di “Forza d’urto”.
Stamane sono giunte le prime notizie che il focolaio è giunto oltre il confine messinese, sensibilmente aumentata la presenza di camion e mezzi pesanti ai caselli in entrata e uscita da Messina.
Nuovi presidi sono stati organizzati anche ai caselli di Divieto a Villafranca Tirrena sull’autostrada Messina-Palermo e Tremestieri sul versante opposto.
Intanto anche Palermo si mobilita, i “padroncini” continuano a presidiare il porto; così come Catania, dove i tir sono bloccati in fila all’uscita del casello autostradale di San Gregorio, sia in direzione Catania, sia in direzione Messina.

Come nelle rivolte del nord Africa la manifestazione/protesta è nata prima sui vari social network, stamane così era scritto sulla pagina ufficiale della protesta: “I manifestanti sono giunti da tutte le parti della Sicilia, abbiamo superato i centomila di numero, in un giorno solo sono stati quasi diecimila i contatti avuti solo su facebook”.

Ma nel messaggio si può anche leggere quanto qui riportiamo: “La nostra è una protesta di sistema e non una singola rivendicazione. Non chiediamo interventi settoriali così come scrive qualche penna sensibile al potere, vogliamo che questa classe politica si dimetta e vada a casa, non siamo interessati ad incontri con politicanti che hanno fatto del loro ruolo interessi per le loro fortune”.

Il messaggio è chiaro: i manifestanti ed i siciliani tutti non resteranno più a guardare ed aspettare che qualcuno faccia qualcosa per loro, saranno loro stessi i regolatori del loro futuro  e chi deciderà di sedersi allo scranno del palazzo dovrà tener conto di questo nutrito gruppo di manifestanti; le similitudini con quanto accaduto nella vicina – geograficamente parlando – Tunisia, o in Libia, Egitto, pare evidente a noi che sediamo tranquilli e comodi nelle nostre case riscaldate e brulicanti di idee contro la crisi.
qualcuno, e nel nostro caso i siciliani, non han più tempo per sostare – se mai lo hanno fatto – nei salotti buoni di chi governa, oggi la Sicilia, ma da ieri per la cronologia dei fatti, è una regione che non ci sta più con le ottemperanza della crisi e con le malversazioni dello Stato contro il popolo minuto; oggi i siciliani dicono non solo basta alle speculazioni, ma dicono basta contro un sistema che non aiuta la classe abbiente.

I siciliani oggi dicono, sì alla rivolta contro il potere, sì alla dichiarazione dei diritti dei lavoratori e sì alla dignità. La protesta durerà fino al 20 gennaio ma niente esclude che posa continuare anche nei giorni venturi.
Intanto il presidente dell’Aias Giuseppe Richichi spiega le ragioni della protesta: “Noi stiamo soffrendo di più rispetto al resto d’Italia perché siamo periferici. Abbiamo più volte chiesto l’intervento dello Stato in maniera da non allontanarci ulteriormente dall’Europa, ma non siamo stati ascoltati.

Il nostro è uno sciopero spontaneo che non vuole produrre un eccessivo caos e che ci auguriamo vedrà l’adesione di tutti i siciliani. Ma è necessario perché ormai siamo con le spalle al muro”.
E proseguendo afferma che: “Noi non vogliamo danneggiare nessuno. Ci fermiamo solo per il bene della Sicilia”.
Siamo stanchi – spiega il leader del Movimento dei Forconi, Mariano Ferro – perché questa terra potrebbe essere ricca e invece continuiamo tutti a soffrire. Abbiamo chiesto al governo, a tutti i governi, di ascoltarci: nulla. Adesso speriamo che con questa protesta abbiano un pizzico di attenzione nei nostri confronti”.
I manifestanti contestano l’operato dell’attuale governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, accusato di non riuscire a controllare la grave situazione in cui versa la Regione, e del Governo italiano che non pone attenzione ai problemi della gente.
E l’attenzione, spiace doverlo scrivere, pare non l’abbiano neanche dai vari giornali e telegiornali nazionali, esclusi i soliti noti; per ora si è fermi alle notizie locali, forse si dovrà attendere un Mohamed Bouazizi nostrano per ricevere l’attenzione dovuta!
Ma questa sarebbe solo una nuova sconfitta del sistema Italia, dei suoi governanti e di un generale sistema informativo lacunoso e troppo intento a seguire balli di stelle in caduta libera e storyline da grande fratello.
Intanto la Siclia è al suo secondo giorno di protesta, la Storia scivola lesta…

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