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ROMA –  Basta accendere un canale qualsiasi della TV per vedere le furiose proteste dei tassisti che a Roma  si oppongono alle liberalizzazioni attuate dal governo. 

Qualcuno li condanna chiamandoli una Lobby protetta, altri comprendono le preoccupazioni di quanti per accedere ad una licenza hanno dovuto ipotecarsi la casa rischiando di dover pagare un debito per un ‘pezzo di carta’ che non ha più valore.  Colpevoli o innocenti ? Quello che bisognerebbe chiedersi è se quest’ operazione servirà realmente  a  rimettere in moto il motore economico del paese oppure se è un azione ideologica che aprirà la strada alla vere liberalizzazioni che a breve arriveranno e che riguardano l’energia, l’acqua e i trasporti  pubblici. Una cosa è certa, la  liberalizzazione dei ‘beni  comuni’ servirà al governo per fare cassa, peccato però, che non sia cosi sicuro che ne beneficeranno cittadini e lavoratori .

Sul fronte sociale la protesta dei forconi, che sta paralizzando l’intera regione Sicilia,  al di là delle preoccupazioni di possibili ingerenze legate alla destra estrema o addirittura alla ‘mafia’,  pone l’accento su un fenomeno che deve necessariamente far riflettere. Tali manifestazioni di dissenso sono strettamente legate al pesante peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita che stanno colpendo non solo i lavoratori dipendenti ma anche quei settori di piccola  imprenditoria e di lavoratori autonomi che negli anni passati hanno meno risentito della crisi.  

A tutto questo, va aggiunto di come la manovra sulle pensioni, appena varata,  abbia già rappresentato un pesante risultato in termini di sacrificio e prospettive.
Oggi gli uomini, le donne, gli studenti, i pensionati di questo paese si sentono di avere addosso un debito da pagare che non solo gli ipoteca il futuro ma li mette nella condizione di non avere più neanche il presente.
Al dramma sociale in atto la politica sembra quasi indifferente, o forse preferisce restare accanto al manovratore nella speranza che l’uragano passi lasciando qualcosa da ricostruire, sta di fatto che nessuna forza politica ne di destra ne di sinistra sembra cogliere il grido di disperazione che arriva dal basso.
I sindacati confederali, che durante il governo Berlusconi hanno siglato accordi importanti caratterizzando una stagione calda con una pace sociale mai vista prima, oggi appaiono quasi impreparati a riprendere il conflitto sociale che i lavoratori chiedono a gran voce.
Il sindacalismo di base, raccogliendo il grido di lavoratori, cittadini, studenti, che vogliono riprendersi il proprio presente, ha deciso di dare una risposta chiara al governo dichiarando il 27 gennaio lo sciopero generale di 24 ore  per tutte le categorie pubbliche e private con una manifestazione nazionale a Roma che partirà da piazza della Repubblica.
Allo sciopero aderiscono  Usb,   Orsa,   SlaiCobas,   CibUnicobas,   Snater,   SiCobas e  Usi.  

Le motivazioni come si legge in un comunicato sono:
Contro il governo Monti, che conferma le precedenti manovre riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’IVA, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina e l’adozione dell’ICI sulla prima casa, , colpisce l’intero sistema pensionistico e il livello di vivibilità economica dei pensionati, privatizza beni comuni e servizi pubblici applicando i dettami della BCE e Unione Europea, che tutelano gli interessi del grande capitale bancario, finanziario ed economico, scaricando i costi della crisi capitalista sui lavoratori e sulle fasce di popolazione più disagiata;

Contro le precedenti manovre del governo Berlusconi, che prevedono misure su licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori privati e del personale del pubblico impiego e della scuola, fatte proprie dal Governo Monti il quale le rilancia attaccando ulteriormente il contratto nazionale ed introducendo altra precarietà con contratti di ingresso privi di diritti e con il ricatto costante del licenziamento;

Contro le politiche del “piano Marchionne”, le delocalizzazioni e la deindustrializzazione in atto, l’estensione dell’accordo Pomigliano in tutto il gruppo Fiat e nelle aziende metalmeccaniche collegate,  la cancellazione del contratto nazionale e la svolta autoritaria in atto nelle relazioni sindacali;

Contro il patto sociale e l’attacco ai diritti dei Lavoratori e Contro l’accordo del 28 giugno 2011 tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, che ha aperto la strada all’art. 8 della manovra del governo e alla cancellazione dei contratti nazionali;

Per la piena applicazione delle misure di tutela su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

C’è la necessità impellente di invertire la tendenza all’irrimediabilità della crisi-spiega l’USB- all’ inevitabilità del pagamento di un debito che non è nostro (semmai siamo tutti creditori), all’ineluttabilità del pagamento del rovesciamento della crisi sulle nostre vite. C’è bisogno di riandare in piazza- continua l’organizzazione sindacale- di lottare, di rendere visibile la nostra assoluta alterità a queste scelte, la profonda convinzione che il debito non debba essere pagato e che la cura è peggio della malattia, soprattutto perché la malattia è del loro sistema.
Scioperare e manifestare il 27 gennaio insieme al sindacato indipendente e conflittuale per aprire una nuova stagione, prima che sia troppo tardi.

Durante lo sciopero generale – hanno fatto sapere le organizzazioni sindacali-saranno garantiti i servizi minimi essenziali.

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