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ROMA – La  disuguaglianza dei redditi è  aumentata  nel tempo? Chi  ha  guadagnato e chi ha perso nel processo di crescita?

Il processo di crescita  è stato uniforme in tutti i Paesi OCSE? Fino a che  punto le  disuguaglianze più  pronunciate dei redditi sono riconducibili a maggiori disparità  nei  redditi individuali dei lavoratori e qual è l’incidenza degli altri fattori su tali redditi? Infine, come le politiche fiscali e sociali incidono sulle tendenze della ridistribuzione del reddito?

Talune delle domande poste sono esaminate nel rapporto dell’OCSE intitolato Growing unequal?: Income Distribution and Poverty in OECD Countries.
I dati  presentati nel   rapporto  evidenziano che nell’ultimo ventennio la tendenza all’aumento  della  disuguaglianza di reddito è  abbastanza generalizzata nei Paesi OCSE, ma  la distribuzione, l’intensità e le cause di tale  aumento sono diverse rispetto a quanto generalmente  suggerito dai media.

La pubblicazione  “Growing Unequal?” contiene  una serie  di analisi sulla distribuzione delle risorse economiche nei Paesi OCSE. Per la prima volta sono disponibili i dati economici relativi alla distribuzione dei redditi e alla povertà nei 30 Paesi OCSE dalla metà degli anni 2000, mentre le informazioni sulle tendenze coprono circa due terzi dei Paesi OCSE dalla metà degli anni 1980.

Il rapporto descrive ugualmente le disuguaglianze in una serie di settori (ricchezza delle famiglie, modelli di consumo, servizi pubblici in natura) che  generalmente  non  sono esaminati  nei tradizionali esami sulla distribuzione delle risorse economiche fra singole persone e famiglie. La precisa  misurazione della disuguaglianza di una società non  si determina a caso e i governi possono cambiare la situazione, a patto che prendano nota della serie di dati aggiornata presentata nel rapporto.

Nel 2008, si legge, il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro) indicando un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni Ottanta. Le imposte sui redditi e i sussidi sociali hanno un ruolo importante nella redistribuzione del reddito in Italia, riducendo la disuguaglianza di circa il 30% – la media Ocse è un quarto.

L’1% più ricco degli italiani ha  visto la proporzione del proprio reddito aumentare del 7% del reddito totale nel 1980 fino a quasi dell’10% nel 2008. La proporzione di reddito detenuta dallo 0.1% della popolazione è aumentata da 1.8% a 2.6% nel 2004. Allo stesso tempo, le aliquote marginali d’imposta sui redditi più alti si sono quasi dimezzate passando dal 72% nel 1981 al 43% nel 2010.

L’Ocse ha rilevato poi un ruolo maggiore del reddito da lavoro autonomo: l’aumento dei redditi da lavoro autonomo ha contribuito in maniera importante all’aumento della disuguaglianza dei redditi da lavoro; la loro quota sul totale dei redditi è aumentata del 10% dalla metà degli anni Ottanta e i redditi da lavoro autonomo sembrano ancora predominare tra le persone con i redditi più alti, al contrario di molti altri Paesi Ocse.

Dal rapporto emerge che i lavoratori meglio pagati lavorano più ore. In Italia la differenza tra le ore di lavoro dei lavoratori meglio e peggio retribuiti è aumentata, confermando l’andamento visto nella maggior parte dei Paesi Ocse. Dalla metà degli anni Ottanta, il numero annuale di ore di lavoro dei lavoratori dipendenti meno pagati è diminuito, passando da 1580 a 1440 ore; anche quello dei lavoratori meglio pagati è diminuito, ma in minor misura, passando da 2170 a 2080 ore.

Un altro motivo per cui la diseguaglianza dei redditi resta acuita è dovuto al fatto che molte persone, sempre più, si sposano con persone con redditi da lavoro simili ai loro. Questo cambiamento sociale ha contribuito ad un terzo dell’aumento della disuguaglianza di reddito da lavoro tra le famiglie.

L’aumento della disuguaglianza dei redditi da lavoro maschile rimane, tuttavia, la prima causa dell’aumento della disuguaglianza totale spiegandone la metà. Infine, la redistribuzione attraverso i servizi pubblici è diminuita: come in molti paesi Ocse, in Italia sanità, istruzione e servizi pubblici destinati alla salute contribuiscono a ridurre di circa un quinto la disuguaglianza di reddito. Gli stessi contribuivano a una riduzione della disuguaglianza pari a circa un quarto nel 2000. La spesa sociale in Italia è basata prevalentemente su trasferimenti pubblici, come per esempio i sussidi di disoccupazione, piuttosto che da servizi. Ma la capacità di stabilizzare la diseguaglianza del sistema impositivo e dei sussidi è aumentato: imposte e sussidi compensavano metà dell’aumento della disuguaglianza del reddito da lavoro e da capitale (che include gli stipendi lordi, i risparmi e il reddito da capitale) prima della metà degli anni Novanta. Da allora hanno compensato quasi interamente l’aumento della disuguaglianza del reddito da lavoro e da capitale.

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