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ROMA –  Il degrado politico peggio della “monnezza” di Napoli. A pensarlo è oltre la metà degli italiani, interpellati dal Censis per un’indagine sul valore della bellezza, promossa dalla Fondazione Marilena Ferrari e presentata oggi a Roma nella sede dell’istituto di ricerca.

La palma d’oro per la cosa più brutta del 2011 va dunque allo scadimento della scena politica del nostro Paese che prevale sullo scandalo dei rifiuti, sulla volgarità dei palinsesti televisivi e persino sulla criminalità. La bellezza, invece, può diventare il salvagente dell’Italia per uscire dalla crisi perché vivere nel Paese più bello del mondo rappresenta il principale motivo di speranza per il futuro.
Bello etico e bello estetico sono due valori convergenti. «La vera bruttezza è l’inautenticità, è il tradimento della missione della classe dirigente che ha il dovere di condurci al bene comune», spiega Giulio De Rita, il curatore della ricerca. Dei politici è bocciato in particolare il comportamento. Per il 75 per cento degli intervistati è “decisamente brutto” e solo una piccola minoranza pari a quasi il 7 per cento lo salva: “il potere e i suoi simboli, a volte scintillanti, spesso pretenziosi, sono la vera voragine in cui il bello viene risucchiato”, si legge nello studio. Il bello, invece, è distillato nei comportamenti di tutti noi. Più della metà degli italiani giudica positivamente i rapporti tra le persone che non si conoscono, in cui ci si imbatte casualmente. Queste rappresentano la “forza che muove l’Italia” e che necessita di un adeguato riconoscimento. Per De Rita è un dato «sorprendente in un Paese abituato a raccontarsi come imbruttito», anzi imbarbarito nei comportamenti, come emerge dalla ricerca stessa.

Ma quante sono le persone attente al bene comune? Solo l’11 per cento degli italiani crede che la maggior parte dei cittadini sia impegnata a perseguirlo, a fronte di un 50 per cento dominato dalla sfiducia. Ma se si stringe il cerchio, ecco che cambia la percezione della bontà. La percentuale sale al 17 per cento se si guarda al comune di residenza e al 44 per cento se si pensa ai propri familiari o conoscenti. “Più sono lontane e più le persone ci paiono inaffidabili”, spiega la ricerca. Colpa dei mass media e della rappresentazione che danno del Paese? Per Marilena Ferrari, presidente della fondazione che porta il suo nome, è il brutto ad attirare le antenne dell’opinione pubblica: «Dobbiamo far sentire di più la forza della bellezza», sottolinea. «Anche il bello può far notizia perché è arrivato il momento in cui dobbiamo riscoprire e manifestare l’orgoglio del bello», continua Ferrari. Agli occhi degli italiani la bellezza può dunque salvare il Paese. Il nostro patrimonio artistico non è visto solo come “un potenziale business” o “un’attrazione turistica”, ma è il punto da cui ripartire per rilanciare l’Italia. E se gli italiani potessero per un giorno sostituire il presidente del Consiglio Monti, non avrebbero dubbi su che fare: oltre il trenta per cento investirebbe nella cultura.
Per illuminare l’altra faccia dell’Italia, la Fondazione Marilena Ferrari ha promosso il premio“La voce della bellezza”, indirizzato non solo ai giornalisti e ai fotografi italiani, ma anche ai blogger e agli studenti delle scuole di giornalismo, che racconteranno la creatività, la solidarietà e il patrimonio artistico e culturale che ci circonda.

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