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ROMA – La scienza incontra la musica in quattro serate a Roma, in programma da febbraio ad aprile nelle sale dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.

 

Grandi protagonisti del mondo scientifico e artistico metteranno in scena duetti creativi ispirati alle discipline del quadrivio medievale: aritmentica, geometria, astronomia e musica. «La sfida è dimostrare che esistono margini di coincidenze tra questi due mondi – ha spiegato Barbara Gallavotti, curatrice del progetto nel corso della presentazione degli incontri all’Auditorium – e cercare di mettere in luce come scienza e musica siano in realtà prodotti delle stesso tessuto culturale».

Le quattro serate si articolano a cadenza quasi mensile, a partire dal 1 febbraio, iniziando in un duetto al pianoforte con Danilo Rea e Piero Angela attraverso un racconto delle scoperte, le innovazioni e i cambiamenti del XX secolo; il 21 verrà invece affrontato il tema dell’apocalisse, ciclicamente presente nelle culture popolari, e non solo, attraverso un lavoro orchestrale di Giacinto Scelsi sulle immagini di Apocalisse nel deserto del regista Werner Herzog. Due grandissimi nomi saranno i protagonisti della serata del 6 marzo dove «si incontreranno due punti di vista molto diversi – ha spiegato Pino Donghi, altro curatore di Quadrivio – John D. Barrow, docente di matematica applicata a Cambridge, e il pianista Ludovico Einaudi: li lasceremo accostare per comprendere quali suggestioni possano ispirarsi a vicenda».

Il programma si conclude il 16 aprile in un appuntamento dedicato alla musica della natura tra il direttore della ricerca del Cern di Ginevra, Sergio Bertolucci, e il musicista Domenico Vicinanza. Dopo il successo del Festival delle Scienza che ha visto la partecipazione di 21.000 persone, l’amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma Carlo Fuortes ha spiegato che «la scienza è una componente fondamentale della nostra programmazione non solo con il Festival; auspichiamo che questi incontri siano dei veri dialoghi in cui i nostri ospiti si esprimeranno con il proprio linguaggio non solo parlato, ma attraverso quello che gli è proprio».

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