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Fisco, panacea di tutti i mali. Una pratica venduta come fosse l’evento del secolo

ROMA – La grande favole continua a venir venduta agli italiani. E’ difficile scrivere di politica quando questa è assente. Il palcoscenico resta nelle salde mani degli affabulatori.

Qualcuno, nel Governo, crede forse di essere ancora ai tempi del governo Prodi, quando il lavoro sull’evasione fiscale portò indubbiamente frutti rilevanti che potevano arginare la situazione debitoria (erano i tempi di Ciampi, Visco e Pennacchi). Ma pensare di risollevare l’Italia oggi, con la sola opera “anti-evasione”, è veramente una comica! Sia ben chiaro, questo è un lavoro di routine! Da fare con perseveranza nel corso del tempo, passato, presente e futuro compreso. Ma non spacciamolo come la panacea di tutti i mali perché così non è, tanto che la farsa continua, con un progetto politico che viene fatto passare per qualcosa di tecnico quando in realtà siamo di fronte ad una manifesta incapacità (se non addirittura ad un’assenza di volontà) nel mettere in pratica la giusta risposta ai drammi quotidiani che si stanno consumando. Non possiamo più consentire che vi sia un’Italia a doppia velocità, con una parte esigua che trattiene “l’oro del forziere”, mentre la massa, intesa come la maggior parte dei Cittadini, brancola nel buio degli stenti, nell’improvvisazione e nell’incertezza del domani. Napolitano recita la parte del Poeta in quel di Bologna, divulgando strofe che solo Lui sa cantare. “Sul piano morale, non possiamo lasciare sulle spalle dei cittadini più giovani e di quelli che verranno la spaventosa eredità”, afferma il Presidente della Repubblica. Ci chiediamo se ci crede anche Lui! Smettiamo di parlare al futuro (che tanto è ancora da venire) e occupiamoci del presente. Ci sono milioni di persone attive, speranzose e deluse per un lavoro che non hanno e che non vedono ancora. Tra questi molte donne, altrettanti padri di famiglia e cittadini che ne hanno diritto; perché vorremo ricordare a lor signori, che il lavoro è ancora secondo la Costituzione italiana, un diritto.

A tutti questi soggetti si è chiesto per l’ennesima volta di fare un sacrificio. In nome di un debito che nessuno di loro ha mai fatto. Adesso la soluzione demagogicamente sventolata e propagandata in ogni dove, è quella della lotta all’evasione fiscale. E’ come scoprire l’acqua calda. Ma che faccia si può avere quando si racconta agli Italiani, “guardate come siamo bravi, ci siamo fatti dare ciò che ci spetta!”. Siamo seri signori governanti e facciamo quello che dovremo fare. Occorre ridurre la forbice della disuguaglianza, e lo sapete benissimo. La società italiana è divisa, lacerata, con uno scontro di classe che è ritornato prepotentemente agli onori della cronaca. Continueremo a denunciare la mancanza di un intervento efficace in favore di una redistribuzione delle risorse intese, anche ed ovviamente, come risorse economiche. Qualcuno vorrebbe oscurare una terminologia che invece è estremamente attuale. Il popolo italiano è diviso tra ricchi e poveri, molto di più di quanto lo fosse stato nel passato. In questa fase storica il ricco ha il dovere di pagare maggiormente lo squilibrio venutosi a creare. Questo è quello che Monti non vuole sentire, facendo orecchi da mercante. La sua “equità” non è vera equità ma imparzialità nella disuguaglianza; cioè mantenere lo status sociale esistente facendo tornare i conti. Il cittadino non è fesso.  Ha capito benissimo che per cambiare le cose occorre andare ancora oltre, per  ristabilire una nuova partenza, dove questo termine abbia la valenza di pari opportunità. Non è possibile far pagare il debito a chi guadagna mille euro al mese (per essere buoni) quando ci sono redditi miliardari che sono ben individuabili e che offrirebbero la possibilità di creare nuove prospettive. Perché il Presidente della Repubblica non parla ai cassintegrati, ai precari, ai disoccupati che affollano il paese? I dati ISTAT sono impressionanti: a dicembre dello scorso anno il tasso di disoccupazione è salito al’8,9% in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a novembre e di 0,8 punti percentuali su base annua con una crescita, quindi, del 10,9%: battute, in negativo, anche le stime degli analisti che stimavano un tasso al 8,7%.

Perché il premier, grande conoscitore di numeri e cifre, non si avvale di tutti gli strumenti possibili per ammortizzare (non risolvere, perché sarebbe impossibile!) una situazione che fa acqua da ogni parte?  Quando viene il grande freddo è giusto e umano che tutti possano riscaldarsi. Togliere altri indumenti a chi ha poca possibilità di difendersi dal gelo, è veramente inaccettabile.

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