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Berlusconi cerca l’intesa con gli odiati comunisti. “Inciucio” parte seconda?

ROMA – Inciucio atto due? Il futuro dei due principali partiti italiani degli ultimi anni, è andato da tempo facendosi alquanto incerto. Abbiamo già avuto modo di parlare della frammentazione in atto nel panorama politico nostrano, così pure dei possibili scenari che si potrebbero prefigurare in prossimità delle prossime elezioni.

Sembra la situazione ottimale per il centro di Pieferdinando Casini. Non è un caso che sia come la Cuccarini, una sorta di “più amato” e cercato dai politici italiani!  Il PD lo insegue da una vita; è il sogno neppure tanto segreto dello stesso D’Alema, ma anche di “Uolter”.  Il buon Silvio, ha da tempo ha preso coscienza di questo, sa bene che non può attendere oltre. L’alleato leghista, che tanti risultati gli ha portato in dote, è ormai distante, e il suo PDL rischia di vedersi scavalcato da un centro di chiaro stampo “democristiano” che da tempo ha dimostrato di tenere a una propria autonomia. Perché non provare dunque a tessere una tela con quel PD che in fin dei conti, quando era segretario lo stesso Uolter, è riuscito già una volta a fregare? Ecco quindi il Nostro cercare un possibile dialogo con i Democratici. Ovvio che al centro del confronto ci sia la legge elettorale. Volendo potrebbe diventare l’asso nella manica, il grimaldello per imporre assetti forzati che portino ad un preciso risultato. La tenuta del PD come partito che ancora si definisce di sinistra, non è facile da individuare. La parte “cattolica” di questo partito sembra essere sempre più vicina alla nuova “balena bianca” rappresentata dall’UDC di Casini. Il bivio è dunque possibile, e le vie potrebbero portare la compagine di Bersani a dividersi ancora una volta. Qualcuno si chiederà dove vogliamo arrivare con questa lunga premessa… Semplice, a motivare le ragioni che potrebbero portare lo stesso PD a cinguettare con il PDL al fine di creare una legge elettorale che penalizzi i partiti minori! E’ la replica della dinamica che a suo tempo portò il buon Walter “Uolter” Veltroni a sbarazzarsi del peso ingombrante dei partiti più “piccoli” della sinistra. Perché non cautelarsi facendo questa volta lo stesso servizio a quei partiti minori (numericamente parlando) che sono attualmente al Parlamento e che potrebbero mettere a rischio la stessa sopravvivenza di questo ectoplasmatico Partito Democratico?

Berlusconi è indubbiamente abile nel cercare il varco più favorevole (o le debolezze degli altri?) e la prova di questo ci viene dalle sollecitazioni che in questi giorni vengono inviate dal suo partito all’indirizzo degli odiati “comunisti”, che solo Lui riesce a vedere (cosa che peraltro gli serve anche per allontanare l’attenzione da quella vera sinistra comunista). Ecco come d’incanto spuntare l’intervista a Libero. “B” parla a voce alta all’indirizzo di Bersani e nello stesso tempo manda il messaggio in copia al Senatur avvertendolo che potrebbe ritrovarsi nel futuro fuori dai giochi del potere. Il ragionamento del Cavaliere non fa una grinza:”Ci sono una miriade di sigle… “la Gente ha le idee confuse, tanto che il 46% non saprebbe chi votare…” ed altro ancora.  
I “centristi” non hanno dato peso alla cosa, fiduciosi nel buonsenso di Bersani e Soci (almeno così afferma implicitamente Cesa); mentre lo stesso segretario del PD, atteggiandosi al “bello dalle sette ciglia”, trasmette all’esterno irritazione come sinonimo di risolutezza.
A dire la verità abbiamo già visto queste rappresentazioni, e pure l’esito! L’ipotesi che questo “confronto” serva a fissare dei paletti per giocarsi una partita a due è più che percorribile e accreditabile. Del resto, ripetiamo, la realtà non è rosea, e se PD e PDL vogliono smarcarsi dal centro in ascesa, non possono che dar corso a qualcosa che possa rilanciarli.  Oppure, altra possibilità in divenire, potrebbe essere l’occasione da parte del Partito Democratico, per mostrarsi più forte e appetibile nei confronti del futuro alleato, l’UDC, che attualmente sembra godere di maggiore credibilità nei pronostici della fantapolitica italiana.

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