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ROMA – Dopo una seduta all’insegna della debolezza, Milano ha chiuso in leggero rialzo influenzata dalle aspettative di una soluzione positiva della crisi del debito della Grecia.

Sul fronte dei titoli di stato è da segnalare la ulteriore discesa dello spread tra Btp e Bund. Il differenziale nel rendimento tra i due titoli di Stato decennali si è infatti abbassato fino ai 363 punti base, facendo registrare un minimo che non si vedeva da fine ottobre.
Oggi inoltre Jean-Claude Juncker, presidente dell’Euroguppo, alla radio Rbb Inforadio ha dichiarato che un fondo vincolato sui nuovi aiuti alla Grecia, tale che che imponga l’utilizzo di queste risorse per coprire le scadenze dei suoi titoli di Stato, e solo in seconda battuta, ed eventualmente, per fornire fondi spendibili dal governo del paese. “Non sarebbe una idea aberrante”,
Resterebbero certamente da verificare “alcuni dettagli tecnici” su questo meccanismo, che ha visto la luce ieri a Parigi, partorito dal Consiglio dei ministri franco tedesco, bilaterale annuale cui hanno partecipato il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera Angela Merkel.
Per il Financial Times il meccanismo elaborato dall’asse francotedesco avrebbe il sostegno anche della Commissione europea e consentirebbe di rimuovere dalla vicenda “la spada di Damocle” di un default incontrollato del paese.

Sarebbe infatti un sentiero molto più percorribile della proposta tedesca avanzata al vertice tra ministri delle finanze dell’area euro lo scorso mese, proposta che prevedeva di fatto la totale esautorazione della Grecia su alcuni aspetti della politica di bilancio, assieme ai vincoli sugli aiuti. Limitarsi a vincolare l’uso degli aiuti, imponendo vincoli all’utilizzo dei soldi in arrivo apparirebbe, secondo fonti del governo francese, “più accettabile”. Tale imposizione infatti, almeno formalmente, non limiterebbe la sovranità nazionale di Atene.
Segnali di impazienza cominciano anche ad arrivare da parte di alcune autorità europee sul tema greco. Se Atene uscisse dall’area euro come se ne uscisse qualche paese “non morirebbe nessuno”, ha dichiarato il commissario europeo alle nuove tecnologie, Neelie Kroes, al quotidiano olandese De Volkskrant. “Si dice sempre che se si lasciasse uscire un paese o se lo si cacciasse l’insieme della struttura (dell’euro) sprofonderebbe. Ma questo non è vero”.

Intanto in Grecia non sono stati ancora raggiunti gli obiettivi di risanamento dei conti né tantomeno messe in opera tutte quelle riforme strutturali richieste dalla troika in cambio degli aiuti ricevuti. Ed i tre partiti politici che sostengono l’attuale governo stentano a approvare quelle misure di austerità supplementari, che potrebbero assumere gli effetti di un vero e proprio colpo di grazia, misure richieste in cambio di un ulteriore piano internazionale di aiuti. Atene ha, del resto, piazzato proprio oggi ben 812 milioni di euro di titoli a brevissimo con un tasso d’interesse leggermente in calo, rispetto all’ultima emissione analoga, pari al 4,86%.
Il tutto proprio mentre si svolge il primo sciopero generale nel settore privato e pubblico greco del 2012 per protestare contro le nuove misure di austerity, uno sciopero che insiste sul solito punto. Il rapporto tra deficit e Pil greco vede infatti il numeratore su cui si sta operando pesantemente (le spese) mentre si sta del tutto ignorando il denominatore (il Pil greco). Se si riduce il denominatore occorrerà operare ulteriormente sul numeratore in una spirale deflativa che potrebbe avere effetti devastanti.

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