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ROMA – Greenpeace, Legambiente e WWF esprimono apprezzamento per il lavoro della magistratura riguardo al rinvio a giudizio disposto dal GUP di Rovigo per gli amministratori Enel e gli ex direttori della centrale termoelettrica a olio combustibile di Porto Tolle.

Con questa decisione per gli imputati si apre il processo per la responsabilità del mancato adeguamento degli impianti durante il funzionamento della centrale, relativamente al periodo 1998-2004,  per ridurre le sue emissioni inquinanti; tale adeguamento sarebbe stato un obbligo di legge in base alle direttive dall’Unione Europea. Il mancato assolvimento sarebbe all’origine di gravi danni ambientali e sanitari. Come testimoniato da uno studio epidemiologico effettuato dalle Asl di Rovigo e Adria, per il periodo che va dal 1998 al 2006, sarebbero stati soprattutto i bambini, dagli 0 ai 14 anni, residenti nei comuni limitrofi, a mostrare un’insorgenza anomala e fortemente accentuata di patologie respiratorie. 

Le tre associazioni, costituitesi parte civile nel procedimento, dichiarano congiuntamente: “Secondo l’accusa la centrale Enel di Porto Tolle è stata gestita in modo illegale con conseguenze ambientali e sanitarie gravi ed è per questo che ci appare invece sconsiderata la volontà di riattivare questa centrale altamente inquinante per fronteggiare l’emergenza energetica di questi giorni. La gestione miope e conservativa della risorse energetiche di cui il Paese dispone e che importa non può determinare la riattivazione di un impianto estremamente dannoso, sul quale sono in corso procedimenti penali della massima gravità”.

Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano inoltre come quella centrale sia oggi al centro di un progetto di conversione a carbone, già bocciato dal Consiglio di Stato, per favorire espressamente il quale si sono cambiate leggi nazionali e regionali. La centrale che Enel intende realizzare emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di nuove auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli circolanti in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze residue.

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