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Cina. Mistero sul superpoliziotto Wang Lijun. Cina e Usa: “No comment”

E’ ancora giallo riguardo all’ex capo delle forze di polizia di Chongqing, Wanh Lijun, che nella notte di martedì ha trascorso 24 ore all’interno del consolato statunitense per motivi ancora ignoti

PECHINO (corrispondente) – “Ci sono due versioni dei fatti” racconta il commentatore politico, Jhonny Lau Yui-sui, “una in inglese per gli stranieri e quella ufficiale di Pechino, per i cinesi, nella quale viene detto che Wang Lijun è stato trattenuta nella sede diplomatica contro la propria volontà”.

Per ora non è stata rilasciata nessuna spiegazione, ed entrambi i governi osservano un religioso “no-comment”.

Wu Si, autore del libro sui giochi di potere messi in atto dai funzionari dal titolo”Hidden Rules”, ha spiegato: “se qualcuno si accorge che la sua vita è in pericolo, si protegge contro i suoi nemici inducendoli a pensare di essere a conoscenza di alcuni loro segreti. Dopo non aver trovato all’interno del proprio paese qualcuno di fidato al quale svelare questi segreti, se questa pesona ha un minimo di immaginazione, sposterà la sua ricerca all’interno dei compound dei diplomatici”

Lo storico, Zhang Lifan, invece, ha dichiarato: “non è importante se Wang entrando nel consolato ha lasciato segreti o documenti. Quello che è importante è che ci è entrato e ha lasciato qualcosa. E probabilmente quel qualcosa è proprio ciò che gli ha salvato la vita”.

Secondo l’opinione degli analisti, era nel pieno interesse americano ridare Wang in mano a Pechino; il soggiorno del superpoliziotto nella sede diplomatica Usa a pochi giorni dalla visita di Xi Jinping neli Stati Uniti equivaleva a piazzare una bomba ad orologeria nei circoli politici cinesi.

Quante cose possono essere dette in 24 ore! “Una volta ottenute le informazioni di cui avevano bisogno, gli americani non avrebbero mai rischiato di rovinare i rapporti con i cinesi, tra l’altro subito prima del viaggio diplomatico di Xi Jinping”,  ha dichiarato Lau. “Hanno abbandonato Wang come un paio di scarpe vecchie”

D’altra parte chi era Wang prima di essere trasferito a Chongqing? Nessuno! Proveniva da una piccola posizione, e ha dovuto lavorare sodo, senza aver alcun background di strategia politica nè conoscenza delle lotte politiche. E’ intelligente ma ha poca saggezza politica” ha affermato Zhang.

Wang ha servito per 20 anni nelle forze dell’ordine della provincia del Liaoning prima che Bo lo portasse con sè nella megalopoli del Sichuan. Wang si è semplicemente trovato il capo sbagliato nel momento sbagliato. Se fosse rimasto nel Liaoning probabilmente sarebbe potuto andare in pensione in pace. E’ come una falena davanti ad una fiamma: non riesce a controllare il proprio destino..”

Secondo quanto riferito dall’Inforamation Centre of Human Right and Democracy, mercoledì Wang sarebbe volato a Pechino sotto la custodia di otto alti funzionari del ministero per la  Sicurezza dello Stato.

Intanto nel tardo pomeriggio si dovrebbe essere tenuto l’incontro tra Bo Xilai  e il Primo Ministro canadese, Stephen Harper, un altro elemento che va ad ingarbugliare ulteriormente la faccenda.

Quanto ha Bo, la tempesta scandalistica che lo ha travolto in questi ultimi giorni non sembra averlo scomposto di una virgola; ieri in visita a Kunming, nella provincia meridionale dello Yunnan, ha elogiato le bellezze naturalistiche del luogo e il lavoro di conservazione e tutela ambientale portato avanti dal governo locale.

Ma nonostante l’apparente tranquillità ostentata da Bo, l’assenza sul Chongqing Daily di qualsivoglia riferimento alla storia di Wang Lijun non può non insospettire. “Penso che ciò voglia dire che l’incendio è ormai divampato” ha affermato l’analista Chen Ziming”, il problema non è solo di Wang, ma di tutta la cricca della città.

Mentre l’identità del piromane rimane ancora sconosciuta, a domare le fiamme a proprio piacimento ci sta pensando il suo rivale storico, Wang Yang, capo del partito dell’industrialissima regione del Guangdong, il quale in una teleconferenza presieduta in settimana ha fatto sapere- guarda un po’- di voler avviare una campagna di repressione contro le bande criminali. Una storia già sentita da qualche parte…

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