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ROMA –  La Cassazione ha confermato la condanna a 9 anni e 4 mesi per l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, dichiarato colpevole dell’ omicidio volontario del tifoso della Lazio Gabriele Sandri, avvenuto l’11 novembre 2007 sull’A1 nei pressi di Arezzo. Spaccarotella potrebbe finire in carcere già nelle prossime ore per scontare la pena.

“L’agente non sparò alle gomme ma sparò ad altezza d’uomo”, ha sottolineato il pg nella sua requisitoria innanzi alla Prima sezione penale criticando le conclusioni alle quali arriva la sentenza, più mite per Spaccarotella, di primo grado. Ad avviso di Iacoviello Spaccarotella agì sparando sulla macchina dei tifosi biancocelesti come in risposta allo «smacco o alla beffa per il fatto che non si erano fermati nè all’azionamento della sirena delle forze dell’ordine, nè dopo che lui stesso aveva sparato un colpo in aria». Per il pg questa reazione dell’agente fu «abnorme tanto che gli altri tre poliziotti che erano con lui non spararono e reagirono diversamente». Iacoviello iniziando la sua requisitoria nella quale aveva premesso di voler trattare «solo argomenti di diritto» tra le prime osservazioni non ha mancato di rilevare che «se a sparare fosse stato un pregiudicato, anzichè un poliziotto, il giudice avrebbe impiegato solo una manciata di secondi per condannarlo per omicidio volontario con dolo eventuale» come, nella vicenda Sandri, è avvenuto solo nel secondo grado di giudizio anzichè fin dal primo.

Ad attendere il verdetto per l’uccisione di Gabriele Sandri c’erano tantissimi amici nonchè compagni di tifo. «Siamo qui per Gabriele – ha detto un portavoce degli amici di Sandri- perchè un cittadino italiano è stato ucciso intenzionalmente». Come spiegano i tifosi biancocelesti, sono arrivati spontaneamente «non solo dalla capitale. Condividiamo -dicono- le parole espresse dalla Procura della Cassazione e ci auguriamo che giustizia sia fatta anche se Gabriele non ce lo restituirà nessuno».

Spaccarotella, dopo il tragico episodio non ha mai scritto ai familiari della vittima alcuna parola di vicinanza o di richiesta di perdono. Lo ha spiegato Cristiano Sandri, fratello di  Gabo, parlando al termine dell’udienza conclusasi innanzi alla I sezione penale della Cassazione. Uno dei difensori di Spaccarotella, l’avvocato Federico Bagattini, ha spiegato che l’agente «aveva scritto una lettera tramite il vescovo di Arezzo, che doveva farla pervenire al cardinal Bertone, ma questa missiva non è mai arrivata alla famiglia Sandri».

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