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Una strategia militare che prevedeva il ricorso a sentinelle, appostamenti e pedinamenti, un tatuaggio per riconoscersi, che chi usciva dal gruppo era costretto a farsi cancellare dalla pelle, regole ferree (totale obbiedenza al capo pena l’espulsione dal gruppo e l’obbligo di abbandonare il posto in curva), contatti con la camorra, amicizie con alcuni calciatori e tesserati della società sportiva calcio Napoli, tentativi di condizionare le scelte della società azzurra, ad esempio in caso di rinnovo dei contratti, o di contrastarle perchè loro, gli ultrà violenti del gruppo “Bronx”, non condividevano alcune decisioni della società calcistica partenopea come quella di aderire a protocolli di sicurezza e alla “tessera del tifoso”. C’è tutto questo nell’inchiesta che questa mattina ha portato all’arresto di 11 appartenenti al gruppo ultras, autore di una serie indeterminata di azioni violente in occasione di competizioni calcistiche a livello nazionale e internazionale.

Il capo del gruppo, Francesco Fucci, già ai domiciliari per un’accusa di detenzione di stupefacenti, ricevette in casa la visita di un calciatore che gli portò in regalo alcune magliette. Si tratta di Fabiano Santacroce, ex del Napoli e ora al Parma, che ascoltato dai magistrati ha affermato di aver conosciuto il capo della tifoseria a Castelvolturno. Un altro episodio di cui ha parlato in conferenza stampa il procuratore aggiunto Giovanni Melillo, che ha coordinato le indagini affidate alla Digos di Napoli, riguarda i contatti tra Ezequiel Lavezzi e un tifoso legato alla camorra, Antonio Lo Russo.

L’episodio è emerso nel corso di un’altra inchiesta. E le indagini sugli ultras violenti fanno supporre che non si tratti di casi isolati. “I rapporti con alcuni calciatori non erano nè casuali nè occasionali – ha detto Melillo- Alcuni calciatori sono stati più prudenti, ma mai hanno manifestato ripudio. Se un calciatore chiede appoggio a questi gruppi per il rinnovo del contratto fa appello alla capacità condizionante del gruppo”. Gli ultras violenti tendevano a creare condizionamenti con il ricorso alla violenza, dentro e soprattutto fuori lo stadio. E poi ci sono i legami con la malavita organizzata: “Non tutti gli ultrà sono camorristi ma è vero che ci sono camorristi che sono ultrà”, hanno spiegato gli inquirenti. Le azioni degli ultras erano programmate con strategie militari. In casa di Fucci avvenivano le riunioni operative del gruppo per pianificare gli attacchi e gli scontri: un servizio di sentinelle appostate in luoghi strategici (stazioni, aeroporti, svincoli stradali) segnalava i tempi, poi scattavano i pedinamenti e infine i raid. Gli ultras agivano armati di tutto punto, con spranghe, coltelli, catene. Per riconoscersi avevano un tatuaggio con la scritta “Bronx” e il disegno di un volto incappucciato. Tranne una tifoseria genoana, erano ostili a tutti i gruppi del tifo organizzato.

Con il calcio e lo sport non hanno nulla a che fare, “professano solo il culto della violenza” ha sottolineato il procuratore di Napoli Alessandro Pennasilico. Le indagini sono durate due anni e ancora proseguono per individuare altri componenti delle frange più violente degli ultras napoletani, tra cui spiccano i “Niss” (niente incontri solo scontri) che proprio in occasione della partita Euroleague Napoli-Liverpool del 21 ottobre 2010, insieme ai soggetti arrestati oggi, si resero prtagonisti, in piazzale Tecchio a pochi metri dallo stadio Saon Paolo, di ripetuti lanci di oggetti contundenti contro la tifoseria ospite che stava entrando nell’impianto sportivo, provocando così numerosi feriti anche tra gli agenti di polizia impegnati nel servizio di ordine pubblico.

Intercettazioni ambientali e telefoniche hanno consentito agli investigatori di raccogliere importanti elementi sulle cosiddette ” riunioni di gruppo” e “riunioni di curva”, sulle regole di autofinanziamento all’interno dei sodalizi per assicurare assistenza legale a chi fosse incorso in procedimenti penali legati a fatti “da stadio”, sulle decisioni politiche che il gruppo di volta in volta adottava nei confronti della società calcistica del Napoli. In città sono attivi 14 gruppi ultras, che contano circa 7mila componenti.

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