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In un’interessante articolo proposto da una nota rivista americana, The Atlantic, si racconta della possibilità e della capacità della scienza di migliorare le abilità e la resistenza dei soldati. La ricerca a cui si ispira l’articolo, condotta da “The Greenwall Foundation” una fondazione statuinitense che si occupa di bioetica, riporta come un fatto che le attuali tecnologie scientifiche siano già in grado di creare dei super soldati e si interroga sui capovolgimenti delle norme etiche in guerra. E’ eticamente scorretto torturare un soldato che non patisce dolore?

Per quanto possa essere difficile dare per scontata la possibilità che sia reale un super uomo dotato di abilità che gli permettano di arrampicarsi come una lucertola, navigare al buio come un pipistrello, adattarsi al deserto come un cammello, ammettiamo che lo sia e chiediamoci quali siano le conseguenze nelle quali inciampare in materia di etica.

 

Presumibilmente le nostre perplessità dovrebbero iniziare un attimo prima di rivedere la Convenzione di Ginevra su i trattamenti dei prigionieri di guerra. E’ vero, le norme etiche sui conflitti, per come siamo abituati a concepirle sarebbero stravolte ma non è questo che lascia stupefatti.

 

Con genuina sincerità l’articolo descrive come l’uomo sia l’anello debole del sistema bellico, per quanto un’arma possa essere sofisticata ci sarà sempre un comune mortale a governarla. Fame, fatica, bisogno di dormire, paura e confusione sono i fattori che ci caratterizzano come esseri umani e l’industria bellica più avanzata, non solo nei film di fantascienza, ambisce a rinforzare e aumentare le potenzialità di ogni singolo soldato.

 

Neuroscienza, biotecnologia, nanotecnologia, robotica e intelligenza artificiale vogliono riempire quel gap che nessun addestramento militare può colmare, per realizzare un upgrade della “basica” condizione umana.

 

La certa conferma che questi esperimenti da Iron Man, sono realtà e non romanzo viene dal semplice meccanismo logico per il quale se gli esoscheletri esterni oggi sono in grado di potenziare le capacità fisiche (forza, agilità, velocità, potenza) dell’utilizzatore, sono cioè una sorta di “muscolatura artificiale”, è giusto supporre che prima o poi – apparentemente prima – con il progredire della tecnologie potrebbero diventare microchip interni con le stesse caratteristiche.

 

I primi su cui sperimentarono le vaccinazioni contro il vaiolo, nel lontano 1780 furono i soldati, per “potenziare” il loro stato di salute. Senza considerare l’usanza mondiale di somministrare alle truppe in battaglia caffeina e anfetamine, per alterare la resistenza al sonno e alla paura.

In barba a tutti principi etici stabiliti dall’Associazione Medica Mondiale, come ad esempio quelli contenuti nella Dichiarazione di Helsinki, su ciò che riguarda la sperimentazione umana, i militari, senza alcun valido motivo, riescono a fare ciò che sembra impossibile, andando oltre regole e tabù del vivere civile.

 

Le domande poste nella ricerca e riportate nell’articolo sono giuste: in che modo un soldato può essere tutelato? Chi ci garantisce che siano informati di quello che eventualmente i loro superiori programmano per loro? Sono in grado di rifiutarsi di fare le cavie?

 

Ma le considerazioni dovrebbero essere più ampie, ovvie e scontate magari, ma in questa evidenza da non dare per sottintese: è davvero possibile che si viva in una società gestita da governanti che permettano simili distorsioni della condizione umana? Non scienziati pazzi di stati “cattivi” che complottano contro i “buoni” per la distruzione del bene e l’avvento del caos, non è la trama di nessun trashmovie in cui arriva Vin Diesel stracarico di steroidi a dare testate al terrorista di turno, ma semmai è l’avvento di Delta Force, comandate a distanza da “stanze ovali”, geneticamente modificate in grado di raggiungere qualsiasi obiettivo, eliminarlo ed eventualmente addomesticare i fatti alle necessità degli emissari. In parte nei conflitti degli ultimi anni in Medio Oriente si è già realizzato ciò, ma con queste prassi, ritenute lecite, la guerra sembra diventare il Deus ex Machina che modifica l’essere umano per distruggere se stesso. L’Ordine dei Medici, sorvegliato da politica e religione, pone dei limiti deontologici ed etici alla ricerca che potrebbe salvare la vita umana, il Dio Marte invece, indisturbato, gioca a fare Mengele.

 

Perché allora ci si stupisce che un gruppo di soldati urini sui cadaveri del nemico, quando il primo ad urinare sul rispetto della nostra natura è “lo stato”?

 

Internet nasce negli Stati Uniti come un sistema militare di comunicazione in caso di assenza di segnali satellitari, la nostra vita quotidiana è piena di conferme che la ricerca scientifica è pilotata da interessi economici e poteri politici, eppure scrivendolo nero su bianco non si può fare a meno di sentirsi svitati, fissati con teorie del complotto.

 

Di nuovo con disarmante sincerità, l’aritcolo si conclude con un accenno al fatto che, molto probabilmente, questo cambiamento imminente modificherà le basi delle nostre convenzioni sociali e politiche e che i super poteri dei mutanti cambieranno il mondo.

 

Preferendo fare ironia, potremmo rispondere che non siamo privi di linee guida in materia, potremmo infatti utilizzare come codici di “navigazione” per orientarci nel “nuovo mondo”, la cinematografia del settore, da Matrix a X-Men, da i Surrogati a Minority Report. Per rimanere in campo narrativo, non si può non pensare al romanzo di Mary Shelley, Frankenstein. La creatura del Dottor Victor, creato come moderno Prometeo, che “plasmato dalla creta” dovrebbe rubare il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, ma che poi diventa un demone mostruoso e assassino incapace di integrarsi con la natura umana.

 

Hanno invece una più seria connotazione le possibili riflessioni su la biopolitica e i rapporti tra potere e gestione del corpo e delle popolazioni, se il controllo delle condizioni della vita umana sono un affare politico, se questa è la tutela cui abbiamo diritto , allora bisogna interrogarsi sulla legittimità del contratto che esiste tra ogni singolo cittadino e lo stato, che in questo modo tradisce il patto con il popolo (citando Hobbes) e non si realizza come istituzione migliore dello stato di natura (bellum omnium contra omnes).

 

Quello che rimane da chiedersi è se gli artefici di tutto ciò si fermino un secondo a pensare alle implicazioni della nascita di una generazione di super uomini – soldato.

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