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TRIPOLI – E’ molto probabile che Hala Misrati, la fedelissima giornalista del Rais, sia stata uccisa in un carcere libico. Non c’è nessuna conferma ufficiale, tan’è che anche i familiari smentiscono. Tuttavia i media arabi, attraverso le loro fonti, hanno fatto sapere  che il suo corpo ormai cadavere sarebbe stato rinvenuto in una cella delle anguste celle libiche.

Una cosa è certa:  i ribelli non possono aver dimenticato il gesto di questa donna che durante il telegiornale libico estrasse una pistola con la quale minacciò i rivoltosi: “Ucciderò o morirò con quest’arma – aveva detto – siamo disposti a diventare dei martiri”.  Erano i giorni della propaganda mediatica, della strategia dei bluff pur di fermare l’avanzata di una vera e propria rivolta contro il despota Muammar Gheddafi.

L’ultima apparizione della giornalista risale allo scorso 30 dicembre, giorno in cui era apparsa seduta su una sedia, senza parlare. Misrati sventolava un foglio su cui erano annotati solamente il giorno, il mese, l’anno e riportava segni visibili di percosse sul volto. Secondo alcuni c’era anche il sospetto che alla donna fosse stata tagliata la lingua. Il suo caso, seguito da numerose organizzazioni in difesa dei diritti umani, ha suscitato indignazione e proteste sui social network. Tra i numerosi messaggi postati su Twitter anche quelli che hanno denunciato che la donna è  incinta dopo essere stata costretta a subire violenza per ben 17 volte. Poi la notizia della sua morte, riportata dalla tv al Arabiya secondo la quale Misrati sarebbe stata ammazzata il 17 febbraio, in occasione del primo anniversario dell’avvio della liberazione. Dalle autorità della capitale però non è arrivata nessuna presa di posizione ufficiale sulla morte, come anche dai genitori che al sito Albawaba hanno detto che la loro figlia «si trova in una situazione critica» e che la «sua morte potrebbe avvenire da un momento all’altro». Una versione confermata anche dal canale Algeria Isp. «Stando alle ultima notizie che abbiamo ricevuto dal medico Yousuf Shakir – scrive il sito Libya S.O.S. che raggruppa varie ong in difesa dei diritti umani – non possiamo confermare se sia viva o morta. Sappiamo solo che Misrati si trova nella prigione di Jadida dove viene maltrattata dai ribelli. Contro di lei non ci sono accuse precise, non esiste un capo di imputazione e nessun processo è previsto». Insomma un vero e proprio giallo circonda quella che un tempo è stata una tra le voci più forti della propaganda del rais.

L’ultima apparizione in TV

 

Prima e dopo la cattura

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