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Una giovane donna ex membro di una gang londinese rivela gli abusi sessuali ‘consapevoli’ e ‘volontari’  da parte di ragazze per entrare a far parte di bande in cambio di ‘status’.

Ha qualcosa di sconvolgente ed aberrante la notizia comparsa qualche giorno fa sul giornale inglese “The Guardian” che fa riferimento ad una sempre più diffusa  ‘pratica’ se non  addirittura ‘consuetudine’ nelle periferie inglesi tra le varie gang, ovvero l’accettazione consapevole da parte di giovani ragazze dell’abuso sessuale per entrare a far parte appunto di una banda.

 

Che lo stupro di gruppo per le ragazze, come il pestaggio violento per i ragazzi fossero prove d’ingresso per i ‘candidati’ maschi non è un mistero né una novità, purtroppo. La violenza sarebbe infatti  parte di un comune rito di iniziazione per entrare a far parte delle bande soprattuto sudamericane.  Stime recenti riferiscono che un abuso sessuale su sette sia proprio compiuto nelle gang. Proprio queste infatti le orribili prove a cui un  aspirante membro per esempio della Mara Salvatrucha o MS-13, banda di strada latino-americana tra le più ‘accreditate’ presente in America Centrale e negli Stati Uniti e oggi diffusa anche in Italia, deve sottoporsi per poterne far parte. Risale a non molto tempo fa la storia di un ecuadoriano di 18 anni che a Varese venne arrestato con l’accusa di aver violentato una quindicenne e, cosa ancora più sordida è che la violenza avrebbe fatto parte appunto del rito di iniziazione per entrare in una banda latino-americana.

 

Ma ciò che però sconvolge maggiormente nell’articolo apparso sul quotidiano inglese e che rappresenta una vera e propria degenerazione e un allarme sociale da non sottovalutare,  è invece la scelta consapevole da parte di ragazze di farsi abusare sessualmente, insultare e minacciare per entrare loro stesse a far parte di una gang, al punto tale che viene quasi il dubbio se sia allora appropriato parlare realmente di stupro, vista la volontarietà da parte di queste giovani donne.  Si tratterebbe infatti a questo punto di una sorta di prostituzione per avere una relazione che le faccia entrare nella gang. La principale preoccupazione nasce da questa sorta di ‘normalizzazione’ e accettazione di questo tipo di comportamento.

 

Isha Nembhard è una ragazza di soli vent’anni con un passato da spacciatrice e che ha fatto parte di una gang di 80 elementi della zona periferica di Londra. Un gruppo perlopiù maschile dove però le donne sono disposte a tutto pur di poterci entrare. “Le ragazze sanno che verranno trattate molto male, ma sanno anche che è sbagliato” dice Isha “eppure lo fanno lo stesso non curandosi più se sia un problema o meno …. essere membro di una gang è un segno di riconoscimento una sorta di status symbol per chi ha poco o niente”. “Si tratta di desiderio di essere accettate”.

 

E’  dunque evidente che si tratti di un sintomo di forte disagio sociale, di mancanza di autostima e molto più probabilmente di un assoluto bisogno di attenzione. Isha sostiene però che anche i social network facciano la loro parte in questo gioco perverso. “Le ragazzine si truccano, si vestono in modo sexy e postano le loro foto sui social network”, possono dunque essere mezzi in grado  di esacerbare e diffondere maggiormente questa situazione di sfruttamento e oppressione della donna.

 

Intanto questo fenomeno si sta sempre più allargando e diffondendo nell’area metropolitana di Londra, al punto che il governo britannico ha promesso di investire ingenti somme di denaro per poter contrastare questa tendenza. E’ nato infatti un programma che coinvolge polizia, autorità locali e di volontariato con lo scopo di ‘istruire’ le ragazze su ‘questioni relazionali’ piuttosto che porre l’enfasi semplicemente sulla più tradizionale educazione sessuale. Infatti il problema non sembra più essere legato ad una mera questione sessuale ma alla comprensione di ciò che deve essere considerato inaccettabile in un rapporto.

Finora sono già state identificate circa 180 ragazze a rischio. L’ispettore capo della Polizia Metropolitana Petrina Cribb, incaricata di proteggere le giovani donne più vulnerabili e potenzialmente più propense a cadere nella ‘cultura’ (se così si può chiamare) delle bande, ha affermato: “Stiamo cercando di spiegare alle ragazze che in realtà hanno una scelta e che il consenso è la chiave per un rapporto sessuale e che l’abuso come processo di iniziazione non è sintomo di un rapporto sano”.

 

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