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Lutto nella medicina. E’ morto il Premio Nobel Renato Dulbecco, lo scienziato gentiluomo

Se oggi sappiamo che i tumori sono malattie dai mille volti e che il primo bersaglio per aggredirli è il loro Dna il merito è dello scienziato Renato Dulbecco

ROMA – Il prossimo 22 febbraio avrebbe compito 98 anni, Renato Dulbecco, premio Nobel della medicina nel 1975,  è morto  in California dove viveva con sua moglie. Se in pochi decenni la lotta ai tumori ha imparato a parlare un linguaggio completamente nuovo, lo dobbiamo alle sue  straordinarie ricerche. Dulbecco era il padre del progetto genoma umano,  il pioniere delle ricerche sulla genetica del cancro. Nato a Catanzaro, in Calabria, il 22 febbraio del 1914, lo scienziato italiano era figlio di padre ligure impegnato nel Genio Civile. Nonostante avesse la cittadinanza americana dal 1953, Dulbecco ha sempre mantenuto un forte legame con l’Italia. Allo scienziato sono patrocinate  le ricerche italiane sulla mappa del Dna, condotte presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Milano. Le sue  condizioni di salute avevano interrotto la spola tra Milano e La Jolla, in California, dove viveva e lavorava presso l’istituto Salk. Tuttavia, la sua presenza in Italia ha lasciato tracce significative, sia nei risultati scientifici sia nella difesa del valore della ricerca.  Nel mondo sarà ricordato per il Premio Nobel sulla medicina e per le scoperte in materia di interazioni tra i virus tumorali e il materiale genetico della cellula. Il grande pubblico lo ricorderà anche nei panni di ‘presentatore ‘ quando nel 1999 è salito sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo insieme a Fabio Fazio e Laetitia Casta, devolvendo il compenso a favore del rientro in Italia di cervelli fuggiti all’estero. Un’iniziativa simbolica che ancora oggi prosegue nel Progetto Carriere Dulbecco promosso da Telethon. Non è stato solo il palco di Sanremo a favorire la popolarità di Dulbecco: il suo sorriso spontaneo, la gentilezza innata e il grande entusiasmo per la ricerca hanno fatto di lui uno «scienziato gentiluomo», schierato in prima fila nelle battaglie a favore della ricerca sulle cellule staminali e per reintrodurre l’Evoluzionismo nei libri scolastici.

«È stato tra i primi a conoscere a fondo i segreti del Dna, lui stesso si è fatto leggere il proprio patrimonio genetico e ci ha dato il vero significato delle ricadute di questi studi: la medicina personalizzatà». Cosi il genetista Giuseppe Novelli ricorda i meriti del premio Nobel Renato Dulbecco. «Dulbecco – ha aggiunto Novelli – ci ha fatto capire l’estrema individualità del genoma: nel Dna è scritta la nostra individualità alla risposta ai farmaci. In Italia è stato tra i primi a credere nel progetto genoma umano che ha condotto con il Cnr, dando un impulso enorme alle ricerche genetiche nel nostro Paese. Grazie a lui siamo considerati tra i migliori ricercatori al mondo.

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