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ROMA – Il sito di Palazzo Chigi è andato addirittura in blocco. Secondo quanto si apprendeva stamani da fonti di governo la causa del blocco sono i troppi accessi che si sono verificati dopo la pubblicazione online dei redditi dei componenti del governo Monti.

Dai dati resi noti, ma si attendono con una certa ansia i dati dei pluripensionati e degli stronca pensioni, Monti e Fornero, il membro del governo con il reddito più elevato è il ministro della Giustizia Paola Severino, che per il 2010 ha dichiarato un imponibile netto di oltre 7 milioni di euro. Decisamente invidiabili anche i numeri relativi al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che ha dichiarato un reddito complessivo – sempre per il 2010 – di circa 3,5 milioni di euro. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri risulta proprietaria o comproprietaria di 24 beni immobili. Mentre sono davvero numerose le proprieta’ o comproprieta’ immobiliari nella dichiarazione patrimoniale di Guido Improta, sottosegretario al ministero delle Infrastrutture: oltre 40, la maggior parte delle quali a Napoli, parte di un’eredita’ ricevuta dal padre.

Il web si sta dividendo in questo momento tra chi si chiede che rapporto con la realtà potrà mai avere un ministro da 7 milioni di euro annui, o quanto potrà capire della emergenza abitativa di Roma e provincia Il ministro (senza portafoglio) per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi che risulta titolare di un appartamento di 11,5 vani a Roma e, a metà con la sorella, di un appartamento di 3,5 vani e box auto a Monte Argentario, di una casa (17 vani) con rustico e giardino a Cavenago d’Adda (Lodi) e di un appartamento di ben 13 vani e box auto a Roma.

Dall’altra parte della barricata ci si chiede invece quale sia l’origine di questo feticismo voyeurista che ci spinge a conoscere tutta una serie di inutili particolari su chi ci governa, la casa di 35 metri quadrati ed i terreni a pascolo.
Diventa quasi una questione del tutto secondaria il fatto che un governo frutto di una scelta spacciata per tecnica sia costituito da esponenti di un gruppo sociale così compatto, autoreferenziale ed arrogante da investirsi del diritto di vita e di morte, di lavoro e di fame, di dignità e ricattabilità sul posto di lavoro di tutti gli italiani.
L’aspetto infatti più preoccupante che emerge dal quadro generale, anche raffrontato ai redditi del precedente esecutivo di cui qualcosa comunque si sapeva, è che la politica è diventata affare da rentier e da ricchi professionisti, una questione cui si accede quasi esclusivamente per appartenenza censuaria. Un aspetto fondante della nostra società come la partecipazione democratica esclude, nei fatti, la partecipazione non solo alle classi più umili, cosa già decisamente grave visto la natura non pienamente democratica di questo esecutivo, ma anche a quella classe media di cui sono piene le pagine dei giornali ed i programmi di governo.

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