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Ma fare la spesa costa di più?

RAVENNA – Si può dare la notizia nel modo più asettico e meno schierato possibile, ma il dato sull’inflazione a gennaio, reso noto stamane e che è in linea con l’intera situazione europea dove, per migliorare l’economia degli stati, sembra che il “popolo” debba peggiorare le sue condizioni di vita, non depone a favore del governo dei “professori e dei professorini”.

Secondo quanto riferito dall’istituto centrale di statistica, a gennaio l’inflazione, su base annua, è scesa dello 0,1 per cento passando dal 3,3 del 2011 all’attuale 3,2 per cento. Sembrerebbe una buona notizia se non fosse che per la povera gente, per capirci gli “sfigati” (secondo Stracquadanio) che guadagnano molto meno degli attuali membri del governo, la situazione peggiora e di molto in quanto l’aumento dei prezzo dei beni al consumo (quelli di prima necessità, insomma,) è pari +0,8 per cento su base mensile che porta ad un +4,2 per cento su base annuale.

Secondo quanto analizzato dall’Istituto, “l’inflazione acquisita per il 2012 è pari all’1,6%” dato che rappresenta segnala “un rallentamento che deriva dal lieve aumento del tasso di crescita tendenziale dei prezzi dei beni (+3,9 per cento, dal +3,8 di dicembre 2011) che è compensato, però, dal calo di quello dei servizi (+2,3 per cento, dal +2,5 registrato nel mese precedente)”.

L’ISTAT segnala come l’aumento del “carrello della spesa” sia spinto in alto, oltre che dagli alimentari, anche dal rialzo dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+3,9 per cento) e non regolamentati (+4,0 per cento), ovvero risorse come benzina e gasolio.

Tra i beni regolamentati, infatti, sono stati registrati aumenti per energia elettrica, salita del 5 per cento su mese e dell’11,2 su base annua e gas, in crescita del 3,3 per cento mensile e del 16 per cento annuo. Tra quelli non regolamentati, invece, spicca l’aumento della benzina che ha fatto registrare un 4,9 per cento in più su mese e del 17,4 per cento su anno, mentre il gasolio è aumentato del 4,7 e del 25,2 per cento. Più contenuto, ma pur sempre pesante l’aumento del prezzo del gasolio da riscaldamento cresciuto dell‘1,8 mensile e del 15,2 per cento su base annua.
Duro il commento di Codacons che considera il rincaro del carrello della spesa al pari di “una stangata”, dove una famiglia di 3 persone, dovrà subire un rincaro di 567 euro l’anno mentre per una famiglia di 4 persone, andare al mercato a fare la spesa di tutti i giorni comporterà un rincaro di 613 euro. “Soldi, questi – afferma l’associazione dei consumatori – che certamente non arriveranno in più in busta paga o nelle pensioni non indicizzate e che determineranno un ulteriore aggravamento della capacità di spesa delle famiglie italiane, oramai non più sull’orlo del burrone, ma precipitatevi dentro”.

Analitico il commento di Coldiretti che segnala come “nonostante il maltempo e lo sciopero dei trasporti, il prezzo delle verdure sia sceso dell‘8,7 per cento al contrario – evidenzia l’associazione dei contadini – di quello della tazzina di caffè che vola +16,5 per cento con lo zucchero che, da solo, pesa per un +15,9 per cento rispetto allo scorso anno”.

Per la serie: “l’Italia si sta salvando ma gli italiani non se la passano bene!”.

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